Interview: Disarmo

Fuori dal 15 ottobre Piombo, il nuovo capitolo musicale di Disarmo pubblicato per Fonoprint. Disarmo è il nome d’arte di Claudio Luisi, talentuoso cantautore che con questo singolo ha deciso di mettersi a nudo raccontando la desolazione e il senso di vuoto che si prova quando si perde irrimediabilmente una persona che si ama.

Attualmente impegnato nella sua partecipazione ad X-Factor, Disarmo ha accettato di scambiare quattro chiacchiere con noi e ci ha raccontato qualche curiosità sulla sua esperienza artistica.

Ciao e benvenuto su Indie-Roccia. Per cominciare, perché hai scelto proprio Disarmo come nome d’arte? E in che modo Disarmo si distingue da Claudio Luisi?

Ciao! Mi piace il suono di questa parola e non meno importante mi piace l’idea di promuovere una tematica che temo resterà attuale per molto tempo: ad oggi nel mondo si contano circa 14000 armi nucleari, bisogna parlarne.

Sappiamo che ti sei diplomato giovanissimo al Conservatorio di Genova. Che ricordo hai di quegli anni e di quell’ambiente? Questo tipo di formazione ha influenzato, in qualche modo, i tuoi gusti musicali?

Quando si inizia a studiare musica da piccoli (io avevo 7 anni) il rischio è che una passione innata venga soffocata dalla pressione di un percorso didattico che nel caso del conservatorio ha tempistiche molto ben delineate. D’altra parte quel tipo di formazione mi ha dato da subito la capacità di approcciarmi con facilità a diversi strumenti musicali.

Qual è il tuo modus operandi nella creazione di un nuovo pezzo? Studi tutto quanto a tavolino o preferisci improvvisare?

Non ricordo ci sia mai stato nulla di studiato a tavolino nel mio caso; detesto le modalità di produzione da hit factory perché ammazza l’istinto creativo e produce risultati di plastica. Comunque non ho mai una regola fissa per approcciarmi alla scrittura di un nuovo pezzo, capita di improvvisare un arrangiamento e iniziare a scriverci sopra, oppure succede di sentire il bisogno di comunicare uno stato d’animo che inizio a raccontare davanti a uno strumento musicale. Non mi è mai capitato di decidere a priori.

Come tematica, Piombo risulta molto simile a Finale col botto, altro tuo singolo pubblicato lo scorso luglio. In Piombo, però, si percepisce molta più rassegnazione. Hai voglia di parlarcene? C’è qualche collegamento tra i due brani?

Finale col botto parla di una relazione logorata e logorante che tutto sommato si aveva voglia di far finire, Piombo parla del vuoto che si prova quando una persona amata ci viene strappata via in maniera irreversibile, non credo si tratti di rassegnazione, ma della momentanea incapacità di guardare oltre il nulla.

Hai voglia di condividere con noi il ricordo più bello che hai di un concerto?

Wow. La verità è che sopra il palco il tempo vola velocissimo. Ho tanti flash. Forse il momento più strano è stato realizzare una volta sceso dal palco che un gruppo di persone che non conoscevo si erano fatte 3 ore di macchina per venire a vedermi… mi ha lasciato un senso di gratificazione misto a imbarazzo. I ricordi più belli sono sempre quelli legati al contatto con gli altri.

Che consiglio daresti ai giovani che coltivano il sogno della musica?

Mettete a fuoco la vostra identità artistica e dopo siate testardi e non permettete mai a nessuno di farvi deviare dal percorso che vi siete immaginati.

Qualche anticipazione sui tuoi prossimi progetti?

Per il momento sto continuando a registrare in studio il materiale che ho accumulato in questi ultimi due anni. Dopo ho sempre il sogno di suonare tanto in live e poi suonare ancora.

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