Interview: Cara

Non ho problemi a definire l’album Respira di Cara (aka Daniela Rerconi) come uno dei dischi più belli usciti nel 2016 in ambito di rock indipendente italiano. Quando fragilità, malinconia e sincerità s’incontrano in un modo così viscerale, musicate da forti pulsioni anni ’90 che generano tanto scosse elettriche quanto ombrose ballate, beh, è assolutamente impossibile non rimanerne colpiti e ci si sente così vulnerabili, proprio come la stessa Cara si pone di fronte a noi. Ci tenevo particolarmente a quest’intervista e ringrazio Daniela per la sua disponibilità.

Ciao Daniela, come stai? Da dove ci scrivi?
Ciao Riccardo, abbastanza bene, grazie. Un po’ provata dal lunedì in ufficio che non è propriamente il mio ambiente naturale ma, sai com’è, bisogna portare a casa la pagnotta. Ti sto scrivendo precisamente dal divano di casa mia.

Stanno arrivando le prime recensioni positive al tuo album, al di là che possano far piacere, credo che siano comunque anche siano un bell’attestato che sul tuo lavoro è giusto sofffermarsi e che merita attenzione e parole spese…
Guarda, quando si crea qualcosa in generale, come prima cosa lo si fa per se stessi, perché fa stare bene e da soddisfazione. Si dice così, no? Ed è verissimo. Penso sia il momento che mi gasa di più quando, scrivendo, tassello dopo tassello, sento di aver finito un pezzo e – cazzo – mi piace. Tanto. Tanto da non veder l’ora di farlo sentire a qualcuno. Tanto da ascoltarlo e riascoltarlo e cantarlo e sorridere da sola e lanciarmi in movenze improbabili. Deve proprio rilasciarsi qualche sostanza nell’organismo perché é troppo una bella sensazione. Però, c’è da dire che, vedere riconosciuto un lavoro in cui hai messo tante energie e impegno è altrettanto gratificante. Se non di più.

Ci credi che tante volte i tuoi testi paiono vere e proprie pagine di diario da tanto sono personali e ricche anche di “autoanalisi”?
Ci posso credere, si. Alla fine i miei testi arrivano da quello. Appunti personali, sensazioni su pezzi di carta disordinati e scarabocchiati. Ci ho provato qualche volta a tenere un diario, ma non ci sono mai riuscita. In compenso sono piena di agende cominciate e lasciate li. Adoro la carta.

Il titolo a volte mi pare una vera e propria esortazione nei tuoi confronti…respira e cerca di andare oltre, anche se spesso non è così facile…
Ho scelto Respira perché in ogni brano, in un modo e nell’altro, c’è della tensione emotiva che si scuote e ha bisogno di essere scaricata. Non è assolutamente facile, ognuno trova il suo modo ma respirare profondamente, aiuta. Si sa.

Dalle foto nell’album si intravede il tatuaggio di una tigre (o è un lupo?) sul tuo braccio…animale famoso per audacia e ferocia: mi piacerebbe sapere come si lega questo tatoo al tuo essere e a quanto ci dici nel disco…
E’ una pantera. A dir la verità non ha pressoché nulla in comune con il mio carattere. Possiamo dire che anche questo tatuaggio sia un’esortazione. Ad essere forte e ad affrontare le avversità, piccole o grandi che siano, con coraggio e determinazione. Cosa che purtroppo nella vita non sempre mi riesce e nel disco infatti non ce n’è traccia. C’è decisamente più rassegnazione che grinta.

Mi piace molto la tua estetica e il lavoro di artwork, mi ricorda i dischi della 4AD. Mi spieghi quello smail che fa capolino sul retro?
In ambito musicale si ricollega a tutt’altro genere. L’ho voluto mettere per alleggerire un po’ l’atmosfera. Alla fine non bisogna mai prendersi troppo sul serio. …ma soprattutto l’ho aggiunto perché legato ad una persona in particolare che mi è vicina. E’ un omaggio.

Adoro quando lavori su un’andatura pop-rock come in Natura Violenta o Mi Apri La Testa, perchè dimostri tantissimo gusto melodico, ma forse il tuo lato che preferisco è quello più ombroso, quello delle ballate scure e emozionali come Resa o Big Bang. Mi pare che tu riesca a muverti molto bene in questi ambienti musicali diversi e che anzi, ci sia sempre un filo conduttore comune, sbaglio?
Sicuramente le atmosfere sulle quali si muovono i pezzi sono le medesime. Penso sia per questo che si percepisce questo filo conduttore – come dici tu – tra i brani.

Il disco è un prodotto finito che dietro ha speso un lavoro lungo e difficile. Vorrei sapere come si è arrivati a Respira: è stato un percorso lungo che magari qualche volta ti ha visto sconfortata o tutto è stato molto veloce e diretto?
Devo dire che è stato un percorso molto naturale e fluido ma c’è voluto il suo tempo e i momenti di sconforto non sono certo mancati, quelli non mancano mai. Quando sono alle prese con un disco ne ho praticamente uno al giorno (ahahah) ma son solo attimi. Attimi di buio in cui non ti piace niente e vorresti mandare tutto all’aria. Mi capita molto spesso ma passa rapidamente.
Più che altro quando vedi che le cose non si muovono velocemente come vorresti. Quello, si, è un po’ frustrante.

Dal vivo immagino emerga molto il lato rock di questo disco…
Spacchiamo tutto. Ahahah, scherzo. Quando hai in mano delle chitarre elettriche è facile farsi prendere la mano, soprattutto se hai un batterista che non ha paura di picchiare sulle pelli. In verità con la band stiamo cercando di replicare il più possibile le atmosfere morbide del disco nei limiti delle nostre rispettive attitudini. Non rinunciamo però a qualche momento un po’ più “cattivo” per scaricare la tensione. Giusto per rimanere in tema.

Grazie ancora Daniela. Con quale canzone potremmo chiudere questa nostra chiacchierata?
Direi, con Resa perché mi piacerebbe che ognuno “tenesse con se” un pezzettino di me. Tipo il mio disco. Ahahah E poi il sole sta per tramontare, mi sembra l’atmosfera giusta per accompagnarlo.
Grazie mille a te.

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