Interview: Barbara Cavaleri

In occasione della sua prima uscita pubblica dopol’esperienza triennale londinese ho incontrato Barbara Cavaleri nel piccolo circolo Cicco Simonetta a Milano. Il set ha presentato alcuni dei nuovi brani : tra cui Desire, November e So Rare con l’innesto di bellissime cover tra cui Perfect day di Lou Reed e Take It With Me di Tom Waits. Barbara è stata accompagnata da Alberto Pirovano (degli Stardog alle chitarre) e da Ugo de Crescenzo(effetti). Il live ha confermato tutto il suo talento di promettente cantante tanto timida quanto incredibilmente dotata.
Le ho chiesto della sua esperienza londinese, delle sue esperienze ed aspirazioni.

Indie-Roccia.it: Quali sono i tuoi riferimenti musicali? Sono cambiati rispetto al 2006?(anno del debutto ndi)

Barbara Cavaleri: Sì sono cambiati rispetto a 5 anni fa anche se sono rimasti dei capisaldi. Ero partita cantando gospel, soul al Jazz fino ad arrivare all’ascolto dell’elttronica, Portishead e Massive Attack. Per un po’ di anni è stato il mio orientamento musicale. Ho ascoltato tantissimo jazz, soprattutto nell’adolescenza, fino ai 20 anni. Poi ho fatto un viaggio a Londra e lì mi sono aperta al mondo del rock e del cantautorato inglese, soprattutto quello contemporaneo come Feist, St Vincent e Laura Marling.
Quest’ultima ho avuto la fortuna di vederla dal vivo dagli inizi, quando ancora non la conosceva nessuno e così seguirne il percorso artistico. Lì (a Londra ndi) non mi sono persa un concerto, soprattutto le ‘gig’ serali. Sono stati tre anni di approfondimento in questo senso.

Parlami dei progetti a cui hai partecipato a Londra.

Sono entrata nel circolo delle “gig” serali a Londra. In pratica sono concerti che si tengono nei pub a Londra. Gli ingaggi si trovano grazie a dei promoter. A Londra puoi suonare gratis quanto vuoi, anche tutte le sere, basta che hai del materiale da far sentire. Ho partecipato a delle serate di questo tipo e sono entrata in contatto con un fotografo/producer che si chiama Mark Hucks. Le foto che ha fatto si possono vedere nella mia pagina di Facebook. Mark mi ha coinvolto nel progetto “SingingFaces” che raccoglie alcuni cantautori di Londra. Insieme a loro ho registrato nel suo studio, a casa sua. Ognuno ha registrato una canzone a cui vengono abbinate delle foto. Il tutto è stato tutto pubblicato e promosso da lui. Poi ho partecipato a registrazioni di altre band di folk inglesi, tutti progetti ancora in uno stadio iniziale. Lavoro ce n’e’ stato(ride ndi).

Ma pensi che si possa vivere facendo solo il musicista a Londra?

Viverci è molto difficile soprattutto in un posto come Londra che è una Babele. C’e’ il “mondo” che va lì per lo stesso motivo, come nel mondo della moda e della fotografia: si riversa tutto lì.
Trovo sia già un’impresa viverci e sopravviverci portando avanti dei progetti. E’ molto difficile essere pagati, per assurdo è molto più facile in Italia: ti pagano una miseria però hai un rimborso spese.
A Londra ti danno il palco ma niente soldi.

Quando sei tornata hai trovato la situazione musicale italiana cambiata?

Sto cercando molto lentamente, ancora di capire. Sono tornata a fine Luglio e i primi sei mesi sono di assestamento . Poi c’e’ da dire che sono stata molto concentrata nel progetto che sto sviluppando. Quando sei in un progetto cerchi di non farti influenzare troppo da ciò che ti circonda. Comunque Milano mi sembra un po’ meno decadente rispetto a quando l’ho lasciata nel 2008, ma è una mia sensazione e posso sbagliarmi.
Sostengo che in Italia ci sia un enorme sottobosco di bravura artistica però non si riesce a valorizzarlo. Poi i soliti problemi: non ci son soldi, non ci sono posti, non ci sono strutture: c’e’ poco spazio. Nonostante questo credo molto nell’Italia, nel talento italiano. I migliori musicisti con cui ho suonato sono italiani.
E’ una questione di cultura purtroppo. Da un lato l’Italia è culla di un grande talento, dall’altra non ci sono le opportunità e le situazioni.

Comporre in inglese ti ha portato delle difficoltà aggiuntive o ti è venuto spontaneo?

In realtà prima di fare il mio primo album(in italiano ndi) ho sempre cantato in inglese e i tre anni a Londra mi hanno permesso di cominciare a ‘parlare’ inglese. Mi sono ritrovata a sognare e pensare in inglese, un cambio radicale che ha permesso che diventasse un avvenimento spontaneo comporre in inglese. E tutt’oggi devo dire che ha messo un po’ radici nel modo di scrivere.

Comporre i tuoi nuovi brani in inglese non può essere un limite? Non hai paura di non essere capita?

Se ci si pongono questi problemi allora non si fa più niente. Io faccio la mia musica e in questo momento la faccio in inglese. Non è necessario sempre capire all’inizio , si può approfondire. E voglio anche pensare che in Italia si imparerà a parlare inglese. In qualsiasi paese d’Europa l’inglese si conosce e le persone conoscono l’inglese. In Germania, in Francia, in Spagna, in Danimarca è assolutamente normale parlare in danese o in inglese, voglio pensare che questa cosa accada anche qui da noi.

A proposito delle tue canzoni, da dove prendi l’ispirazione? Di cosa parlano?

Mi risulta sempre difficile dire di cosa parlano le mie canzoni. Sicuramente prendono spunto da quello che ho vissuto in un paese che non è il mio. Al di là delle esperienze personali, di vita sono venute anche dall’osservazione del mio Paese dall’esterno.
Ad esempio in Desire si parla appunto di questo: “guarda dove siamo arrivati, guarda cosa siamo diventati”. Questo brano prende spunto da quello che è successo in Italia negli ultimi anni visto dall’esterno. Da fuori alcuni fatti si son visti poco, altri ti arrivano come dei boomerang. Basta pensare al periodo berlusconiano che non è stato compreso all’estero: chiunque mi riempiva di domande chiedendomi “ma perché avete votato lui?” e così via.

Che aspettative hai dal disco che uscirà?

Non ho aspettative, so bene come vanno le cose in Italia. Ho già fatto un disco, prodotta, come interprete. E’ già una bella cosa che riesca a fare le mie cose e proporle. Il discorso è ampio, credo si debba procedere per piccoli passi: fai la tua cosa, falla vedere e falla perché ti piace, perché è la tua passione e perché ce l’hai dentro. Se questa esigenza finisce non c’è più ragione di farla. E’ una necessità, nel momento in cui c’è fallo se non viene recepita o finisce qualcosa, finisce l’energia è il momento di smettere.

Questo significa che non è ‘costruito’ a priori quello che fai.(sorride e ringrazia ndi)

Sicuramente sono stata molto vicina al mondo della “costruzione” e andando via mi sono voluta allontanare dal rischio di cadere in quel tipo di mondo.

È stato difficile trovare qualcuno che ti permettesse di registrare /produrre i tuoi brani , qui in Italia?

Io faccio tutto da sola con il mio laptop. Ho il mio microfono, faccio tutto a casa. Ho suonato tutti gli strumenti e proprio per mancanza di mezzi mi sono ritrovata ad usare la voce e oggetti di legno, il cartone e quello che capitava.

A lavoro ultimato sarà così o ci metterai degli strumenti veri al posto delle parti improvvisate?

Dipende cosa succede, ad ora non lo so dire. I brani ad oggi come li senti sono una proposta non so cosa diventeranno.

Cosa stai ascoltando ultimamente?

Come ti dicevo prima sto ascoltando tanto Feist, St Vincent e Laura Marling. Ultimamente Feist è una continua fonte d’ispirazione. Il piacere di scoprirle proprio agli inizi e seguirle nel loro percorso da subito mi ha legato molto ai loro stili. Poi la mia paladina, che ho conosciuto e sono ancora in contatto con lei, è Shara Worden dei My Brightest Diamond è il mio punto di riferimento e la mia massima ispirazione.

Ti è piaciuto il suo ultimo album (molto discusso e diverso dagli altri ndi)

Sì mi piace, l’ho anche incontrata a proposito di quell’album e ho capito molte cose, anche se è molto diverso dagli altri.

Dell’indie italiano conosci qualcosa?

Sinceramente molto poco in questo momento non perché non mi interessi, anzi, ma sto prendendo i miei tempi per rientrare perché è come una goccia che penetra attraverso le fessure, voglio farlo al momento giusto.

Hai detto che sei molto concentrata su questi nuovi brani hai tempo per andare a vedere concerti, mostre…

Certo appena posso vado, ho molti amici artisti, giornalisti e appena ho il tempo e i soldi(sorride ndi) cerco di non perdere nulla: concerti, mostre , teatri.Non mi annoio (ride ndi) . Sono anche insegnante quindi devo dividermi in tutto e l’affitto lo devo pagare (ride ndi). E’ vero anche che sono molto concentrata su questi brani.

Cosa consiglieresti a chi vuole iniziare a fare la cantante oggi?

Le consiglio semplicemente di seguire la propria voglia, la voglia di arrivare e di proiettarsi. Quando si è giovani è fondamentale ‘proiettarsi’ e se ciò non accade è meglio smettere di proiettarsi e vivere giorno per giorno. E’ giusto dire ‘voglio diventare’ .
Poi studiare, studiare tecnica assolutamente, unendo ascolto e scoperta della musica.

Pensi di fare altre serate di presentazione come stasera in futuro?

Se ne avrò la possibilità sicuramente, ma ora devo terminare i brani, occuparmi in modo totale a questo progetto e mettermi davanti al mio computer a lavorare ad altri arrangiamenti e altre composizioni.

Ma esiste una data per cui dovrai consegnare il lavoro o dipende da te?

Sì esiste, è molto vicina(sorride ndi), primavera inoltrata, spero.

Grazie a PJ Cantù e Federica di EccePromo e ovviamente alla disponibilità di Barbara.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *