Interview: A-Lex Gatti

A qualche giorno dall’uscita del suo secondo singolo “You & I” (con tanto di live session ad amplificare la nostalgia ’90 che trasuda dal progetto), abbiamo fatto qualche domandina al cantautore e musicista toscano A-Lex Gatti, rocker d’altri tempi che non sa frenare la sua forte vena sentimentale, segno autentico di una sincerità emotiva d’altri tempi. Qui il resoconto delle nostre chiacchiere:

Ciao Alex, come ti senti al tuo ritorno sulla scena con “You & I”, il tuo nuovo singolo?

Ciao ragazzi! E un abbraccio virtuale a tutti i lettori! Per la verità mi sento in uno stato d’animo tra l’eccitato e l’ansioso. Perché sono molto contento e convinto di questo brano e sono curioso di scoprire cosa ne pensate e se il messaggio arriva. Penso contenga un bel significato, che può variare di persona in persona e spero che in qualche modo possa risultare utile a qualcuno il mio pensiero. Se poi vi piacesse solo l’involucro musicale ben venga comunque, vuol dire che ho trovato un buon vestito per le mie parole.

E’ passato qualche mese dal tuo ultimo singolo, “Inner Peace”: che è successo in questo tempo?

Beh, in questo periodo sono successe molte cose sia in ambito artistico che nella sfera personale. Mi sono divertito molto,  nelle poche occasioni live che ci sono state quest’estate, per ovvi sacrosanti motivi,  che mi hanno riavvicinato al quel mondo che, sinceramente, mancava. Mi sono anche messo alla prova con alcune live session in studio da cui sono nati tre video, che potete trovare sul mio canale Youtube, non temete di andare a lasciarmi la vostra opinione così mi fate sapere se sono stati esperimenti validi. Questo ha dato una spinta positiva al morale e un’iniezione aggiuntiva di voglia di mettermi sempre più alla prova e continuare a fare quello che mi piace di più fare da sempre.

Parliamo di “You & I”, la tua ultima pubblicazione. Com’è nata e di cosa parla?

“YOU & I” è nata nel mio posto “segreto”, che altri non è che una scogliera (neanche troppo bella) affacciata sul mare, che per me da sempre è posto di relax e ispirazione. In quel contesto, è nata l’idea del riff principale che poi ho sviluppato quasi naturalmente tutto d’un fiato. Da lì a poco, sul mio taccuino ho cominciato a scrivere una riflessione sulle relazioni, di qualunque tipo, nel senso più profondo del termine. L’ho trovata da subito perfetta per il mood che ha la parte strumentale del brano ed è stato poi un attimo metterle insieme  e ottenere il risultato che potete apprezzare. 

Che importanza ha per te la musica? Come capisci quando una canzone è “quella giusta”?

La musica ha un importanza chiave. Nasco chitarrista e per me è sempre stata una sorta di vocazione, quasi una crociata spirituale. Influisce molto sul mio modo di emozionarmi e ogni brano che ascolto o idea che scrivo mi influenza ed è influenzata da ciò che sento. Quindi ho molte idee e canzoni giuste a seconda di quando sono nate o che periodo ho vissuto. “Quella giusta” dipende molto dunque, ma generalmente è quella che più mi prende interiormente e che mi diverte o mi piace suonare più volentieri. Tendenzialmente scelgo e prediligo canzoni che mi diano più feeling a livello ritmico e di groove e che mi portino a divertirmi e lasciarmi andare. 

Momento ludico: il featuring che sogni da quando sei bambino. 

Quante righe e nomi ho a disposizione? Sarebbero molti in realtà. E purtroppo tanti featuring non potrò mai farli per le varie scomparse degli artisti in questione. Diciamo che tra i miei idoli di sempre con cui vorrei lavorare e che vorrei conoscere c’è senz’altro Eddie Vedder. Un mito dai tempi dei Pearl Jam, mi accompagna da molto tempo e ho sempre fantasticato di poter arrivare a suonare con gruppi del genere e i loro elementi. Certo se Chris Cornell non ci avesse lasciato. . . Sarebbe stata una dura lotta!

Salutaci regalandoci un proverbio delle tue parti!

La domanda più difficile in sostanza. A l’è amara ma al vo’ bùta (è amara ma va bevuta). Bona fanti (ciao ragazzi)!

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