Le scelte dello staff: Mattia Villa

Ci ho riflettuto parecchio e sono giunto alla conclusione che il 2015 è stato l’anno in cui ho ascoltato meno musica “italiana” da quando ho iniziato a scrivere a proposito di musica. Eppure paradossalmente è stato anche l’anno in cui ho probabilmente ricevuto più stimoli dagli artisti di casa nostra. Per inclinazione personale, ammetto di essere più portato a guardare all’estero, o meglio, a cercare di non considerare la musica italiana come uno strano animale a parte, ma a paragonarla con ciò che succede nel mondo. E proprio partendo da questo presupposto, mi sono trovato ad apprezzare moltissimo Silently. Quietly. Going Away., il debutto degli Any Other. Qualcuno lo chiama bandcampcore, altri più semplicemente alt/lo-fi rock, il punto è che si tratta di un album che può stare tranquillamente allo stesso livello, sia musicalmente che come testi, degli ultimi lavori di gente come Adult Mom, Eskimeaux, Mitski, insomma artisti di cui si è parlato (anche) su Pitchfork.

Non facendo l’artista, è difficile per me capire quanto l’avere base in Italia sia limitante per essere considerati il giusto anche fuori, escludendo le nicchie in cui si inseriscono band come gli ZU, tanto per fare un nome, che per gusti personali probabilmente non mi interesseranno mai. Ho scritto appositamente “avere base” e non “essere italiani”, proprio perché ci sono esempi di nostri connazionali ormai residenti all’estero che stanno raccogliendo discrete soddisfazioni e, attraverso le loro ultime fatiche, si stanno facendo notare anche qua. Matilde Davoli con il suo I’m Calling You from My Dreams è stata una personale sorpresa in questo senso. I Dumbo Gets Mad una sorpresa ormai non lo sono più e, pur non essendo molto affini ai miei gusti personali, si inseriscono bene in questo discorso.
La scena elettronica gode probabilmente di più salute: Yakamoto Kotzuga, Aucan e Godblesscomputers ci rappresentano magnificamente, anche se tutt’ora non riesco a spiegarmi come un singolo quale è Closer di Godblesscomputers non abbia fatto il giro dei blog. I prossimi potrebbero essere gli Osc2x, anche se per me devono compiere ancora uno step o due.

Spazio ai nuovi progetti nati quest’anno, nei quali ripongo molte speranze per il futuro della cosiddetta “scena”. A mezza via fra Alice Glass, Grimes e non so che altro, ha debuttato GIUNGLA con il singolo Cold. Emanuela Drei ha già una discreta esperienza alle spalle e la giusta “visione” per sviluppare al meglio un’idea artistica che considero molto potente e futuribile. Hidden Hind invece sono un giovane gruppo bresciano con tanti riferimenti giusti, dalle Warpaint allo shoegaze anni 90. Se guidati al meglio, potrebbero togliersi tante soddisfazioni. Infine un’etichetta: la Maple Death Records di Jonathan Clancy. Una label gestita da un musicista che mi piace molto nel modo in cui si pone e per la visione sicura che sembra avere. Magari non si adatta al 100% con il mio gusto, ma avercene di realtà così…

Chiusura dedicata alla musica cantata in italiano. Quando uscì il disco di Colapesce ((che pezzo è Reale?), pensai che nulla l’avrebbe scavalcato nella mia classifica di preferenza a livello di cantautorato. Evidentemente mi sbagliavo, perché Iosonouncane con DIE ha fatto una cosa talmente particolare e potente da meritarsi, giustamente, solo elogi. Ed è incredibile come sia giunto ad apprezzare un’artista che ascoltai e vidi per la prima volta diversi anni fa a Bologna, sul palco del Botanique ai giardini di via Filippo Re, mentre, durante un pessimo live, si divertiva a provocare un pubblico piuttosto disinteressato apostrofandolo come fascista (o qualcosa del genere).
Infine non posso fare a meno di dire che è sempre un piacere ritrovare alcune certezze come Wolther Goes Stranger, Umberto Maria Giardini, Mezzala e Intercity.

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