Gli EP del mese – dicembre 2017

di Stefano Bartolotta, Raffaele Concollato, Lorenzo D’Antoni, Simona Ventrella, Riccardo Cavrioli, Gilda Romeo

L’EP è ormai un formato sempre più diffuso per la pubblicazione di nuove canzoni da parte delle band, italiane e non. Spesso, purtroppo, chi scrive di musica tende a privilegiare la trattazione degli album, e questo crea il rischio che lavori assolutamente validi non abbiano lo spazio che si meriterebbero. Da questa considerazione è nata la nostra scelta di raggruppare mensilmente una serie di recensioni brevi sugli EP ascoltati nel periodo di riferimento, così che i nostri lettori possano avere uno sguardo d’insieme anche su questo tipo di pubblicazioni.

C+C=MAXIGROSS – Nuova Speranza (2017, Trovarobato)
Sono solo tre canzoni, ma potrebbero rappresentare un importantissimo punto di svolta nel percorso del collettivo proveniente dalla Lessinia. Troviamo qui, infatti, testi solo in italiano e strutture più lineari, sia nel songwriting che nel suono. I C+C hanno sempre quel carattere un po’ sognante e un po’ hippy, ma non sembrano più interessati alla psichedelia, preferendo un suono più spontaneo e rotondo, melodie più aperte, un timbro vocale decisamente più morbido, e testi che non hanno bisogno di interpretazioni e che raccontano in modo diretto sensazioni e stati d’animo. Come si suol dire, la classe non è acqua, e in questa nuova veste la band convince subito e pienamente, perché quando hai l’innata capacità di portare l’ascoltatore in ambientazioni ben definite grazie alle canzoni, essa si manifesterà sempre, e infatti, in questi 13 minuti, sembra di stare distesi su un prato in riva a un torrente, durante una bella giornata di sole senza che faccia caldo, a svuotare la propria mente dai pensieri e a interiorizzare il maggior numero possibile di vibrazioni positive. I C+C stanno cambiando, ma sanno sempre trasportare l’ascoltatore come pochi altri (Stefano Bartolotta)
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BELIZE – Replica (2017, Ghost Records)
Questo EP esce dopo il bell’album Spazioperso dello scorso anno. I tormenti della pre-maturità anagrafica e soprattutto mentale sono i principali protagonisti delle cinque tracce. Lo stile ricalca quel mix elettro-pop già ampiamente esplorato nell’esordio o quasi. Il primo brano, Pianosequenza, è un perfetto lavoro in bilico tra il sound che strizza l’occhio ad un certo pop di facile fruizione e di quello di spessore: vocoder, noise, buzz messi in perfetto ordine senza perdere di vista la storia dentro il brano. La vita è costellata Scelte e di disillusioni, sembra di leggere tra le righe delle storie raccontate dai tre varesini (ok varesotti). I sottili significati dietro i testi nascondono molta ironia. In Superman i Belize riescono a toccare argomenti apparentemente leggeri, ma letti nel modo giusto risultano azzeccati. Le sonorità, come accennato sotto il segno dell’elettronica, colpiscono fin dal primo ascolto per la semplicità e maturità. Fa eccezione l’ultimo brano, Intima Gilette, dal taglio cantautorale dove un piano accompagna un cantato corale, vera novità della loro produzione che non farebbe brutta figura in un album dei Verdena (sì davvero) più intimi. Con questo mini album i ragazzi di Busto Arsizio si dimostrano più “adulti” della loro età anagrafica confezionando un pugno di brani convincenti in grado di far ben sperare nel(loro) futuro (Raffaele Concollato)
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GOMMA – Vacanza (2017, V4V)
I Gomma, una delle band rivelazione del trascorso anno musicale, ritorna con un nuovo EP pubblicato per la solita V4V. L’EP rappresenta sempre in pieno lo stile dei Gomma senza spostare in alto l’asticella della qualità della band dal precedente LP Toska, come se, Vacanza fosse una piccola costola distaccata dello scorso lavoro. Vacanza suona bene, diretto, rapido, incisivo ed ha tutte le caratteristiche dovrebbe avere un EP, pochi fronzoli, tre bei singoli utilissimi per fare da ponte al secondo LP della band ed una scarica d’adrenalina in stile Gomma. Unico difetto è stato quello di non aver visto già un secondo album in cui i Gomma potevano confermare il loro successo e perchè no, stupire già il loro giovanissimo pubblico mostrando un’evoluzione in stile Verdena. Di certo le aspettative sulla band sono molto alte, ma anche la loro qualità che in ogni caso ha bisogno di una bella impennata non per nostre velleità ma perchè quando vi è un potenziale in qualsiasi cosa, è giusto non sprecarlo. “Forse è meglio se ti prendi una vacanza” potrebbe essere il motto dell’EP che, sicuramente, poteva esser qualcosa di più accattivante o magari qualcosa di semplicemente più complesso e profondo (senza nulla da togliere alle vacanze, ci mancherebbe) (Lorenzo D’Antoni)
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WARM MORNING BROTHERS – Farewell Summer (2017, Other Eyes Records)
Questo EP è contenuto in un CD che comprende un altro EP della band indonesiana The Saturday Guy, collaborazione tra la Other Eyes Records e la label, appunto indonesiana, Shiny Happy Records. Qui ci concentriamo sul lavoro della band piacentina, ma consigliamo anche l’ascolto dell’altro EP, del quale si possono dire più o meno le stese cose rispetto a questo in trattazione. I due fratelli Modicamore sono qui accompagnati dalla violoncellista Elena Castagnola e hanno registrato live queste canzoni, che riportano il progetto alle proprie origini indie folk. Semplicità e delicatezza, quindi, ma i pochi dettagli sono sempre molto curati, con le armonie vocali e le interazioni tra le chitarre acustiche e il violoncello che accarezzano morbidamente l’ascoltatore. “Indie folk puro, suonato con l’anima e col cuore”, lo definiscono i due fratelli, e non si può che dar loro ragione, come detto, sia per quanto riguarda le loro canzoni che quelle dei Saturday Guy. C’è poco da descrivere, quindi, e molto da ascoltare, per lasciarsi avvolgere dal calore genuino e artigiano di queste canzoni (Stefano Bartolotta)
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DARIO CIFFO – Sarebbe Bello (2017, Seltz Records)
Archiviati Afterhours e Lombroso Dario Ciffo ci prova in solitaria con un EP di quattro canzoni. Serebbe Bello mette nel cassetto il groove rock and roll a favore si suoni elettronici e melodici, in cui le melodie pop e linee vocali delicate prendono il sopravvento. Il gusto è vagamente retrò, con suoni e beat rispescati da quell’elettronica velata degli anni anni 80, ma priva di riverberi ed oscurità Un synth pop delicato, ironico ed energico in cui si percepisce una notevole evoluzione stilistica e compositiva che tendo verso stilemi moderni, in linea con i trend musicali, ma che rimane in un area di gradevolezza e cura negli arrangiamenti che solo un musicista navigato come Dario avrebbe potuto avere. Un bell’ascolto, che all’inizio lascia spiazzati, ma che cattura con gli ascolti (Simona Ventrella)
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MANETTI! – Manetti! (2017, Sangue Disken)
Andrea Maglia dei TARM e Alessandro Mariano dei Minnie’s non avvertono quando bussano alla porta del cuore. Metti play e sono anni ’90 che guardano agli ’80, indie-rock con gli arpeggi, col groppo in gola, la malinconia e le voci che entrano nel brano, scivolando sul suono, abbracciandolo senza mai forzare, lasciatemi usare sta parola “emo”, che prima o poi tornerà ad essere un termine rispettato e con il significato originale. Quell’emo che guardava agli Smiths come punto di riferimento, senza preoccuparsi se il ciuffo cade a destra o sinistra. Mi viene in mente la Green Records e il buon Giulio. Musica da pelle d’oca. Se ne sente poca in giro. Qui c’è. E Favolosa lascia aperte le porte pure a un mondo riverberato e dream, scarno e umido che sembra di sentire i Cure che stanno in sala prove con gli Slowdive/Mojave 3. Enrico Molteni suona il basso. Dateci un disco al più presto, che 3 pezzi non bastano! (Riccardo Cavrioli)
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[Lessness] – The night has gone to war (2017, Justin Just Entertainment)
The night has gone to war è l’EP di debutto di [Lessness], ovvero Luigi Segnana, ex membro di Casa del Mirto e co-fondatore ddella Mashhh! Records, uscito per la Justin Just Entertainment. Ci si muove in un ambiente notturno elettronico, con la notte elevata a protagonista tanto nei suoni, quanto nei versi. Cwtch è un abbraccio elettronico, un posto in cui sentitsi al sicuro (la parola gallese sta ad indicare quella sensazione di calore che si prova quando ci si ritrova in un determinato luogo o con le persone amate); la forte componente elettronica si lascia (s)colpire continuamente da influenze wave in tutte le sette tracce; assumendo talvolta sonorità più dark (Where the night will heal our pain); talvolta un’attitudine più danzereccia e pop (Tourchlight, Mala leche). Con la sua oscurità, la notte cancella la luce e rievoca ricordi; gli scheletri e i demoni nella loro essenza. “La scritttura delle canzoni è una sorta di catarsi per me, un modo per liberarsi dalle sensazioni negative e da cattivi pensieri cristallizzandoli nella musica e, pertanto, esorcizzandoli”, ha dichiarato Segnana. Coperto da un manto nero, l’artista si avventura nelle tenebre, rincorrendo uno spiraglio di luce, un raggio di luna che gli dia un minimo di calore: Under the moonlight – frase ricorrente, che rimane impressa nella mente dell’ascoltatore – ci fa pensare che dopo aver combattuto la nostra guerra emotiva, ritroveremo la pace interiore (Gilda Romeo)
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KILLER SANCHEZ – Pneuma (2017, autoproduzione)
Secondo EP per questo quartetto milanese, che in queste 5 canzoni ci propone un suono di matrice stoner particolarmente cupo, pesante, ma allo stesso tempo fruibile fin dal primo ascolto. L’idea che sta alla base del songwriting sembra essere quella di proporre due linee, una strumentale e una vocale, che viaggiano insieme, entrambe piuttosto chiuse e il cui sovrapporsi crea suggestioni forti, rese ancor più efficaci da testi visionari. Si tratta, quindi, di una proposta che intende unire rock e atmosfere, e che non si fa problemi a lasciarsi andare con intro e stacchi strumentali. Tutte le intenzioni vengono ben messe in pratica, e l’ascolto risulta sempre interessante e mai pretenzioso. C’è la capacità di unire varietà e coerenza stilistica, c’è profondità, c’è a suo modo estro, ci sono cervello e adrenalina. Provate ad ascoltarlo e ditemi se non vi sentite subito avvolti e coinvolti (Stefano Bartolotta)
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LOWINSKY – Lowinsky (2017, Moquette Records)
Quartetto di nuova formazione, i cui membri vivono tra Bergamo e Lecco. Nessuno di loro è un debuttante, e tutti si conoscevano già in precedenza, quindi c’era già un certo affiatamento tra i quattro. Le quattro canzoni hanno un sound chitarristico che spazia tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila: Ash e Strokes possono essere presi come riferimento per capire cosa aspettarsi. La particolarità è che a questo impianto musicale si associa una parte vocale che tende a essere volutamente indolente, creando una sorta di contrasto con gli strumenti che viaggiano compatti. I testi sono introspettivi, quasi da cantautorato, e uno di essi è in francese, sull’unica canzone lenta del lotto. Insomma, i quattro hanno sicuramente scelto di suonare qualcosa che innanzitutto li diverta, ma il contrasto tra musica da un lato e parte vocale/testuale dall’altro mostra che i Lowinsly non hanno certo voglia di viaggiare col pilota automatico. Questo inizio è sicuramente positivo: i pezzi funzionano e l’ascolto è intrigante dal primo all’ultimo secondo, per cui questo nome è sicuramente da seguire nelle sue prossime mosse (Stefano Bartolotta)
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GIULIO CASALE – cinque anni (2017, bEst)

Attore, cantante , scrittore Giulio Casale è un artista poliedrico, mai allineato e ha ostinatamente fuori dagli schemi. L’ultimo suo lavoro da studio, Dalla parte del torto, è stato portato in tour per un pugno di date e poi lasciato da parte per dedicarsi ad altri progetti teatrali e non. Dopo, appunto, cinque anni, Casale torna con un EP, pian piano rivelato nel corso del 2017 i cinque brani con i titoli rigorosamente in minuscolo : “Piccola rimostranza nei confronti dell’ego-mania imperante” dice Casale, lo riportano ai temi già sondati in passato. L’universo femminile (Scolorando Bice), la debolezza del cuore(Tutto cadeva) e della vacuità del presente(Coscienza C) e del voler rimanere comunque a tutti i costi (Resto Io). Musicalmente questi brani sono spesso distanti dagli stilemi degli inizi(leggi Estra) o dagli ultimi lavori. La collaborazione con Lorenzo Tomio ha portato nuovi elementi al sound nel passato troppo ancorato al minimalismo tipico del cantautorato d’annata italiano: campionamenti, tastiere, distorsioni anche nella voce sono i nuovi colori che si aggiungono alla voce sempre evocativa di Giulio che non fa altro che confermare di trovarsi davanti ad un Artista, che nonostante all’ego-mania imperante ha ancora la A maiuscola.

(Raffaele Concollato)
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