The Winstons @Parco del Cavaticcio, Bologna, 03/06/2019

Estro e stravaganza. Classe ed eleganza.
L’ardore della fantasia e della immaginazione. Fuori da ogni schema e da ogni logico sistema.
Tornano i fratelli Winstons, e lo fanno alla grande. Quello che poteva essere un esperimento è diventato realtà di fatto: dopo lo straordinario disco di debutto (The Winstons, 2016), lo scorso 10 maggio è uscito Smith (per la stessa label AMS Records).
La famiglia si è riunita e non possiamo che esserne contenti!. Nuovo disco significa anche nuovo tour. Ed eccoci qua, questo 3 giugno, al Parco del Cavaticcio a Bologna, in occasione della rassegna di eventi musicali collegata al Biografilm festival.
Dopo giorni di grigio e di pioggia, quello che ci vuole è una temperatura mite e trascorrere un lunedì all’aria aperta, godendosi la musica dei Winstons, soprattutto dopo aver ascoltato l’ultima uscita ed esserne rimasti entusiasti.
Musicalmente eccezionali su disco, dal vivo lo sono ancor di più. L’ultima volta fu al Locomotiv Club. Consapevole di quello che avrei visto e ascoltato, sapevo che la mia fame di musica sarebbe stata più che soddisfatta.
Un ottimo djset accompagna il sole che tramonta, con la sua luce che pian piano si fa più debole, per lasciare spazio al buio: c’è chi dall’aperitivo sulle scalinate si sposta verso il palco; chi giunge direttamente sotto cassa; chi preferisce guardare il gruppo da lontano.

Poco prima delle 22,00 inizia un fantastico viaggio psichedelico indietro nel tempo. Arrivano Rob, Enro e Linnon con il loro bizzarro look, i loro strumenti vintage, davanti a un pubblico numeroso, che da lì a poco sarebbe cresciuto ancora di più.
Fin dai primi minuti, il power trio dimostra la sua capacità di attrarre i presenti con una forza magnetica eccezionale, con la loro interazione naturale e fluida: giochi di ruolo, intercambi di voci e strumenti; la musica dei Winstons è un tripudio di colori psichedelici e di sensazioni allucinogene di rara bellezza.
La prima parte del concerto è dedicata ai pezzi tratti dal nuovo album. Così Tamarind Smile/Apple Pie, pezzo che esordisce come una cavalcata sonica stupefaciente per poi rallentare bruscamente, mischiando generi e stili. E’ proprio questo rende il progetto Winstons un esperimento ben riuscito: si parte da un genere passato – per alcuni morto – e lo si fa rivivere e risplendere di luce propria, secondo una personale interpretazione; una formula in cui il rock anni ’60/’70 diventa progressive, si mischia a sonorità jazz, e ad altro ancora. Così Ghost Town: soffice e lenta all’inizio, si tramuta in una esplosione rock, tra i suoni delle tastiere, l’armonica a bocca che sembra quasi urlare e rompere il substrato strumentale sottostante. Around the boat ci immerge in acque mosse da un vento malinconico, tra onde nostalgiche.
Quaggiù si respira un’atmosfera lisergica, uno stato di estasi pura. Il pubblico è come rapito da un incantesimo occulto, in preda ad una danza sacra ed esoterica allo stesso tempo.
Giunge il tempo del passato non troppo remoto, coi pezzi del primo album: She’s my face, Play with the rebels, A reason for goodbye.
Persi nello spazio e nel tempo, si arriva alla fine. I Winstons ci salutano. Ma manca qualcosa. Manca lei. Si, perchè chi ha conosciuto i Winstons ha imparato ad amarli con un pezzo. Del resto, è capitato a tutti noi: c’è sempre un brano che ascolti e riascolti in loop; quello che ti fa venire voglia di scoprire un gruppo, di approfondire, e non fermarti solo ad un semplice singolo. E così non potevano lasciarci senza Nicotine Freak. Si, adesso ogni parola sarebbe davvero superflua e riduttiva, quindi, lascio solo spazio alla vostra immaginazione!

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