Pashmak + Aftersalsa @ Ohibò, Milano

Un 19 gennaio generico e freddo, milanese. La nebbia di piazzale Lodi, le scarpe sbagliate che si inzuppano e tu che aspetti solo che l’Ohibò apra per entrare a sbrinarsi. Intanto al Madama Hostel c’è il karaoke indie, e gli studenti della Civica di Jazz che ancora non hanno lasciato la zona e si riversano, alcolici e fradici di freddo, nei bar là intorno. Poi l’Ohibò apre, e i Pashmak dovrebbero già essere sul palco ma ancora non c’è nessuno, a parte qualche musicofilo senza vita sociale amante degli anticipi, a guardarsi intorno al bancone. Dopo i Pashmak suoneranno poi gli Aftersalsa, entrambe le band a presentare un nuovo album pubblicato ufficialmente qualche ora prima. Amici, genitori, qualche nerd ed ex fidanzate, cominciano a formare una coda variopinta, veloce, precisa e compatta, all’ingresso.

Tessera Arci ancora alla mano che i Pashmak attaccano. Una band strana, assolutamente senza genere. Alla voce Damon. Parlando in giro con altri viene fuori come la sua sia effettivamente un’attitudine punk sul palco, movenze e un carismatico sguardo da rockstar un po’ tossica, e un timbro di voce unico, inteso, rotto di cose da comunicare, con un’urgenza giovanile ormai invidibiabile. Un set studiato, si vede che i ragazzi stanno portando per la prima volta sul palco i brani del loro “Atlantic Thoughts“, pubblicato due giorni prima in anteprima su Rolling Stone, eppure, emozione e novità a parte, tutto quello che deve arrivare arriva, e i Pashmak si riconfermano una delle realtà più interessanti e virtuose della scena italiana. Ipnotici, intensi, incredibilmente precisi. Intanto ci si volta, per scoprire che in realtà l’Ohibò, che sembrava dover rimanere deserto per tutta la serata, s’è riempito di gentaglia silente e concentrata. Ci erano proprio mancati questi Pashmak.

Meno interessante, ma pur sempre godibile, il tiepido electro-pop degli Aftersalsa, che più che un live, fa da sottofondo al brulicante chiacchiericcio del bar, in cui sono protagonisti i complimenti ridonanti al set dei Pashmak. Bravi, ma senz’anima. Trascinanti, ma senza l’identità stravagante e unica che si poteva riscontrare nei Pashmak. Si resta ancora lì, a guardare il palco, senza ben capire cosa stia accadendo. “Bravi però boh…” commento dell’adolescente medio, ex compagno di scuola del cugino della fidanzata del batterista degli Aftersalsa. Forse il nuovo album “Concrete” suona meglio su disco. Ma niente di disastroso, semplicemente andrà meglio la prossima volta, e l’acustica del locale sicuramente non facilita le cose. Un ultimo amaro, e commenti generici varî che, in fondo, per i cinque euro spesi, è andata anche fin troppo bene.

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