Paolo Benvegnù @ Il Circolo, Mariano Comense (CO)

Seguo tutto ciò che Paolo Benvegnù dal punto di vista artistico fin dal 1997, anno in cui mi innamorai degli Scisma. Il Nostro, lo sappiamo bene tutti, ha avuto almeno quindici anni nei quali è riuscito sempre, a ogni disco, a proporre qualcosa di nuovo per quanto riguarda le idee alla base della realizzazione delle canzoni. Prima o poi l’ispirazione doveva finire e, almeno a parer mio, Earth Hotel è il primo disco nel quale di idee nuove non ce ne sono, e Benvegnù e i suoi fedeli compagni non fanno altro che riprendere cose già fatte nei lavori precedenti, compresi quelli degli stessi Scisma. Indubbiamente lo fanno molto bene e quest’ultimo disco, a scanso di equivoci, è un lavoro di grande valore, però a ogni ascolto si ha sempre l’impressione di un qualcosa di già sentito. Per fortuna, la band sta riuscendo a rimediare a questo piccolo passo indietro in un modo che non può che far felici i fan: suonare i propri migliori concerti di sempre.

Questa mia affermazione potrà sembrare esagerata, ma vi assicuro che è così. Ho visto tantissime volte la band dal vivo e in questo tour era il terzo appuntamento per me, e davvero questa volta c’è qualcosa in più. Lo stesso Paolo, solitamente molto restio nell’accettare i complimenti, quando gli ho esposto questa mia opinione dopo il concerto, mi ha semplicemente detto: “è vero, in questo tour non abbiamo mai sbagliato una data”. Stasera, poi, c’erano tutti e tre i fedelissimi di Benvegnù, ovvero Guglielmo Ridolfo Gagliano, Luca Baldini e Andrea Franchi, mentre invece ultimamente Gagliano era assente perché impegnato con i Negrita. In ogni caso, con o senza di lui, il set è stato impostato magnificamente, sia dal punto di vista della resa dei brani che della setlist, praticamente perfetta. Su quest’ultimo aspetto dico così non tanto per le canzoni scelte in sé, dato che del periodo pre Hermann ci sono solo quattro brani in circa un’ora e quaranta di concerto, ma perché la successione dei pezzi risulta perfetta per amplificare il valore emozionale di ognuno di essi, vista proprio l’altalena di sentimenti che il pubblico è portato a provare.

Valore emozionale che risulta altissimo per la qualità degli arrangiamenti ogni volta scelti, per la varietà degli stessi tra una canzone e l’altra e perché i musicisti eseguono tutto con grande sensibilità e trasporto. Non che queste caratteristiche siano mai mancate in passato, ma stavolta il quintetto (oltre ai quattro membri storici c’è anche un bravissimo tastierista) si spinge oltre, migliorando ulteriormente quelli che erano già i propri punti di forza. Anche dal punto di vista vocale, Benvegnù è particolarmente ispirato in questo periodo e canta con ancora maggior sicurezza e espressività, riuscendo inoltre a giocare in scioltezza con le tonalità ogni volta richieste, adattandole in modo sempre azzeccato e mai conservativo. Si diceva poi delle scelte in fase di come eseguire i brani, anche qui ancor più azzeccate di sempre e perfette per valorizzare al meglio le idee che hanno contraddistinto la realizzazione delle canzoni stesse. A quel punto non importa più che le idee stesse siano nuove o già sentite, perché quando ascolti una Avenida Silencio così in equilibrio tra compiutezza e rarefazione e tra l’essenzialità della strofa e l’aumento di intensità del ritornello, una Orlando così cristallina in tutte le sue diverse sfaccettature, una Feed The Destruction così incisiva e avvolgente allo stesso tempo, non puoi che prenderla come una benedizione. Lo stesso vale per i brani passati, tra una Avanzate, Ascoltate disarmante nel suo sembrare semplice ma di alto profilo al tempo stesso, una La Schiena che balla sinuosa tra giri di archi in disarmonia con la struttura principale e la parte urlata accompagnata perfettamente da un’esplosione elettrica, una Cerchi Nell’Acqua splendidamente fresca nel suo dinamismo.

C’è stato poi un ulteriore aspetto che ha impreziosito il tutto: dopo un po’ di tempo che la trascurava, Paolo ha nuovamente dato sfogo alla propria vis comica. Non certo per tutto il concerto, ma almeno in tre o quattro momenti si sono riascoltati i discorsi surreali che caratterizzavano soprattutto i concerti dei primi due album. Questi intermezzi sono sempre molto divertenti e rendono l’artista ancora più facile da amare. Sarebbe bello che tornassero a esserci sempre, però è anche comprensibile che Benvegnù segua un po’ quello che si sente di fare al momento. Non è mancato un po’ di surrealismo anche tra il pubblico, visto che nel finale sono apparse tre sgallettate attorno ai quarant’anni che si comportavano come dodicenni al concerto della boyband di turno. Scene che creavano sconcerto, però anche questo momento un po’ fuori dagli schemi ha contribuito all’unicità della serata.

Andate a vedere i Benvegnù in questo tour, anche se non dovessero passare nella vostra città e doveste essere costretti a viaggi un po’ più lunghi. Ne vale la pena ora più che mai, perché semplicemente si trovano in uno stato di grazia interpretativa mai raggiunto finora.

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