Le Luci Della Centrale Elettrica @ Santeria Social Club, Milano (data 3)

Nel suo continuo sperimentare nuove soluzioni sonore all’interno di performance dal vivo, Vasco Brondi ha tirato fuori un set che aveva utilizzato solo per un breve tour nel Sud Italia e lo sta portando in giro per tutto lo Stivale. Le tre date di Milano rappresentavano un po’ il climax di questa serie di concerti, un po’ per il sold out quasi immediato di tutti gli appuntamenti, un po’ perché rappresentavano il battesimo del fuoco del nuovo spazio realizzato da Santeria, ovvero il Social Club.

Due parole sulla venue sono, pertanto, d’obbligo. Tralascio la struttura della sala bar e tutto il concept di spazio polifunzionale che sta dietro al progetto, non perché non meritino un elogio, anzi, ne meritano tantissimi, ma semplicemente perché sto parlando di un concerto e quindi mi sembra giusto concentrarmi su questo aspetto. La sala è bella esteticamente e ben dimensionata, nel senso che non è né larga e corta, né lunga e stretta ma ha proprio il giusto rispetto delle proporzioni, e anche il palco è alla giusta altezza; inoltre, cosa molto importante ovviamente, l’acustica è ottima. La capienza è di circa 500-600 persone, ovvero la dimensione che a Milano manca, visto che dal Tunnel si passa direttamente ai Magazzini senza una via di mezzo. Grazie a questo spazio e a quello del Serraglio, anche esso molto adatto ai concerti, è davvero concreta la speranza che a Milano ci sia davvero quell’offerta di location che goda della varietà necessaria per ridare un po’ di vitalità a una scena live che di certo non è morta, ma che ha visto un sensibile calo negli ultimi tempi.

Stasera la situazione è un po’ particolare, nel senso che lo spettacolo è stato pensato da Brondi con gli spettatori tutti seduti tipo teatro e il bar durante la performance rimane chiuso. Due accorgimenti necessari per valorizzare al meglio la delicatezza del set, denominato “con la chitarra e il computer”. Di computer, in realtà, non ce n’è molto, o almeno la sua presenza è sempre discreta, con qualche effetto ogni tanto e alcune canzoni in cui appare una parte ritmica sempre molto discreta. Di chitarra, invece, ce n’è moltissima, suonata un po’ da Vasco e soprattutto dal suo partner artistico Cabeki, al secolo Andrea Faccioli. Non c’è nulla, però, del modo in cui la sei corde veniva usata da Brondi agli inizi: infatti anche qui i suoni sono sempre molto morbidi e rotondi, con armonie avvolgenti quando a suonare sono tutti e due.

Vasco alterna le canzoni a un po’ di chiacchiere e alcuni reading di scritti suoi e di altri. Anche la setlist non vede solo canzoni sue, ma anche brani di CCCP, Afterhours e Baustelle. Uno spettacolo in cui l’artista si prende molte più libertà rispetto al solito, quindi, tanto che è lui stesso che ci tiene subito a dirlo nel suo primo momento parlato. Al di là di quanto possa suonare interessante l’idea, nella pratica essa risulta molto ben riuscita, per almeno un paio di buoni motivi. Il primo di essi è che, finalmente, questa veste sonora così essenziale rende possibile notare il fatto che le canzoni di Vasco non sono solo aggressività e una montagna di parole, ma sotto c’è anche un lavoro di scrittura musicale di non poco conto. Se così non fosse, sarebbe difficile che i pezzi funzionino nel momento in cui li si priva delle loro caratteristiche più d’impatto, invece la resa delle canzoni è sempre ottima ed è un piacere farsi cullare da pezzi che di solito prendono a schiaffi l’ascoltatore. Infatti, guarda caso, gli unici momenti in cui la qualità cala sono proprio quelli delle cover, per le quali purtroppo lo stile di Vasco non c’entra proprio niente, in particolare I Provinciali dei Baustelle è a dir poco dimenticabile. Il secondo motivo è rappresentato dalla classe, dalla sensibilità e dalla maestria di Cabeki, abilissimo a spaziare su mille registri diversi e nel gestire tanti diversi elementi musicali. Brondi a un certo punto dice “per me questo è un concerto minimale, per lui lo è molto di meno” ed è la frase perfetta per far capire l’importanza di un lavoro splendido da parte di questo ottimo musicista, di grande effetto ma sempre al servizio della canzone, senza mai voler sembrare il protagonista.

Anche i momenti parlati, tra discorsi a braccio e reading, sono sempre molto interessanti e il pubblico ascolta in religioso silenzio dall’inizio alla fine. Probabilmente nemmeno Vasco si aspettava un’atmosfera così rispettosa dello spettacolo, infatti a un certo punto invita la gente a cantare su Per Combattere L’Acne e poi stacca tutti i cavi delle chitarre e scende con Cabeki tra la gente per intonare tutti insieme appassionatamente Questo Scontro Tranquillo, proprio per rendere il tutto un po’ più informale. In definitiva, questo live si può considerare decisamente riuscito e la voglia di sperimentare da parte di questo artista ha prodotto un ottimo risultato.

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