In A State Of Flux festival @ Mikasa, Bologna

L’evento era stato preannunciato da tempo, e sicuramente è stato promosso bene, catturando l’attenzione delle diverse webmagazine che gli hanno dedicato spazio in queste ultime settimane.

In a State of flux festival giunto alla sua terza edizione, approda a Bologna per la prima volta, al Mikasa, locale noto per ospitare le serate Atmosphere dedicate alla musica post punk, new wave, darkwave.

Stasera però è dedicata allo shoegaze: quattro gruppi che danno una propria personale lettura a quello che è un genere che si sta via via consolidando in Italia (tanto che ormai si parla di “italogaze”).

Serate come queste sono più uniche che rare, e forse è meglio così. Il motivo? L’aspettativa e la voglia di partecipare ad un evento simile è maggiore proprio a causa della sua unicità, della sua rarità. Non esiste stanchezza, non esistono condizioni climatiche avverse, né alcun tipo di impegno. Esserci diventa necessario, per soddisfare il bisogno di ascoltare, vedere, vivere musica di qualità.

Ad aprire le danze sono i Backlash. Ammetto di non conoscerli, motivo in più per dedicare maggiore attenzione. E’ piuttosto evidente che i ragazzi sono cresciuti a pane e Oasis, e l’influenza del brit anni ’90 si percepisce. Nelle movenze, nel cantato ricordano molto la band di Manchester (l’uso del tamburello alla Liam), ma l suono è reso sporco al punto giusto. La band ha un’ottima presenza scenica, sono coinvolgenti. Bei pezzi. Bravi davvero.

Pochi minuti di recupero per ricominciare con i Rev Rev Rev. Si cambia decisamente atmosfera, che diventa più rarefatta; muta ancor di più il suono che diventa rumoroso e a tratti psichedelico, con muri di chitarre insormontabili, piacevolmente violente. La potenza di feedback, riverberi e distorsioni creano una massa sonora quasi tangibile.

Approccio maggiormente new wave è quello degli In her eye. Dal vivo la band manifesta una spiccata attitudine rock, lo si capisce anche dalla sua interazione con il pubblico. La loro musica spezza quella sensazione onirica creata dai loro predecessori, lasciando spazio a suoni più energici che trascinano il pubblico.

E’ il turno degli Stella Diana. Meravigliosi. Scoperti solo di recente con Nitocris (2016), è stato amore a prima vista (ascolto), non solo quel che si dice “un colpo di fulmine”, ma amore, che dura ancora. Da allora, ho cominciato a covare il desiderio di vederli dal vivo, ancor di più dopo l’uscita dell’ultimo splendido disco 57. Elegante e raffinata, delicata ma potente è la musica degli Stella Diana. Musica da ascoltare in solitudine nel proprio intimo, in cuffia, alienati dal mondo. Questa precisa sensazione di intimità e alienazione si riproduce anche dal vivo: il suono arriva limpido e pulito come non mai, forte, potente e vibrante.

Magnetici, affascinanti come pochi.

Finisce così In A State of Flux. Anzi no. A seguire c’è il Djset di Davide De Polo (The Persuaders Djset/ The Misting Morning) che continua a scaldare anima e corpo.

Finisce così In A State of Flux, Anzi no. Continuerà anche il giorno dopo, e quello dopo ancora, nelle menti di coloro che vi hanno partecipato, perché serate come queste sono difficili da dimenticare.

Alla prossima!

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