Dischi Sotterranei ❤️ La Festa @ CSO Pedro, Padova

Ci mancava tantissimo l’aria da festival, perdersi tra le persone, sudare, svegliarsi con il mal di testa e il ronzio nelle orecchie. Erano ricominciati sicuramente i concerti, ma non potevamo davvero esserne certi, non finchè qualcuno non ti spinge contro un palco (come è successo, in questo caso, durante il set degli Halley DNA) e finchè non ti ritrovi a mangiare una pizza sporcandoti tutta la giacca davanti alla folla in delirio che sta guardando Jesse The Faccio. Se possiamo dirlo, la festa di Dischi Sotterranei segna definitivamente un nuovo inizio, il post Covid, la rinascita: la nuova normalità che consiste nel ballare stretti, abbracciati, fingendo di portare la mascherina. Ricominciare qui, con due giorni serrati di concerti, un weekend che è sembrata una vacanza, un dopo sbronza che dura tutt’ora, che è martedì, giorno in cui finalmente ci siamo messi a rimettere in ordine le idee.

3 giorni, 3 palchi e più di 15 tra concerti e dj set fino a tarda notte. La Festa di Dischi Sotterranei ha avuto finalmente luogo, dopo una pandemia globale e le difficoltà del settore, dal 26 al 28 novembre a Padova: la resistenza musicale della provincia finalmente riunita, una linea up d’eccezione. Tra i gruppi in programma ci sono stati i Post Nebbia, rivelazione musicale con il loro album di debutto Canale Paesaggi e dal palco Carlo Corbellini, il frontman dice una cosa che suona come “Si può fare una musica che piace senza seguire necessariamente le regole, e se poi la musica che viene fuori non piace fa niente, ce la sentiamo tra di noi”. Solo che in questi due giorni, a rimbalzare da un palco e l’altro, questo “noi” è sembrato immenso, e forse questo che si è respirato in questi due giorni è il nuovo punk, e il punk non è morto.

Tra i set più belli quello di Pietro Berselli, paladino dei timidi e rivoluzionario silenzioso, l’eclettica Vipera che sembra uscita da un’altra epoca, una circense itinerante arrivata dall’inizio del Novecento e i Baobab!, scoperta inaspettata in un periodo in cui, stando a casa a fissare i soffitti, pensavamo di aver ormai ascoltato tutto ciò facesse parte della scena indipendente. Poi c’è stato Jesse The Faccio e il suo via vai di personaggi sul palco, gli abbracci con gli amici che non si vedevano da tempo, quelli che si vedevano solo ai concerti e che, per forza di cose, si erano persi. Una festa a tutti gli effetti, una festa per festeggiare l’inizio di tante altre occasioni per fare casino.

Quest’ultimo weekend è stata una rivendicazione, per riprenderci la musica dal vivo, l’insonnia e il punk, quello anche che si suona con il sassofono, quello che suona delicato come un set dei Vanarin: una resistenza musicale, contro le sventurate circostanze che la musica hanno cercato di togliercela. Benvenuti, siamo dall’altra parte!

Foto di Simone Pezzolati x Lomography Italia

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