Aucan @TPO, Bologna

L’accurata analisi di se stessi, l’osservazione della propria interiorità, delle profonde motivazioni del proprio agire, in una parola: introspezione. Stelle fisse, l’ultimo lavoro degli Aucan, è un viaggio spaziale che accompagna l’ascoltatore verso galassie lontane, tra costellazioni di emozioni e pensieri nebulosi. Un percorso sonoro meditativo, capace di farti alienare dal mondo circostante.

Nulla a che vedere con i dischi precedenti, il gruppo bresciano, con l’ultimo disco, si allontana dalle sue origini, sbarcando su un pianeta musicale sconosciuto. Un pianeta freddo, gelido: un’elettronica più ambient, dalle atmosfere rarefatte.

Jo Ferlinga e Francesco D’Abbraccio tornano a Bologna, sul palco del TPO (formazione ridotta, manca Dario Dassenno alla batteria).

Apre la serata il djset di Green Everywhere, che scalda il pubblico a suon di Depeche Mode, Moderat, NIN, e tanti altri bei pezzi.

Verso la mezzanotte, ha inizio il live.

Improvvisamente si spengono le luci, la sala rimane completamente al buio; un buio che genera un’aria asfissiante e sinistra, spezzato da una fredda luce bianca che illumina ad intermittenza e che viene sparata verso il pubblico, creando un effetto oltremodo psichedelico.

Ci siamo, è ora. Lungo intro e poi sia parte per un viaggio ultraterreno: la materia si scioglie, trasformandosi in vapore, e la terra comincia a vibrare, scatenando un terremoto elettronico.

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Il live è a “stelle fisse”, nessun ritorno al passato.

Disgelo trascina i presenti in uno stato ipnotico, con i suoi ritmi lenti, quasi ossessivi. Esplosione di synth e di suoni distorti, beat aggressivi ed allucinogeni, note dissonanti ed allucinanti. E’ tutto magnifico.

Gli Aucan sono in grado di creare paesaggi sonori stupendi, merito (forse) dell’alternanza di luci e tenebre che dominano i loro concerti, delle immagini che scorrono sul proiettore, che riproducono asteroidi fluttuanti, riprese aeree, rendendo tutto estremamente suggestivo.

Con Friends ed Errors si balla come all’interno del miglior club berlinese. Elettronica di gran classe, raffinata, non c’è che dire. Perfezione e perfezionismo.

L’intero album suona diversamente sul palco: le note asettiche, cupe ascoltate su disco diventano calde e fiammanti dal vivo, come un meteorite che si abbatte rovinoso, incendiando tutto ciò che incontra. Si, perché la musica è coinvolgente, sebbene generata da strumenti digitali. E’ pura opera di ingegneria sonora sintetica, macchine maneggiate con consapevolezza e gran tecnica. La voce di Ferlinga si perde nei suoni artificiali, grazie ai forti effetti distorsivi. I ritmi sono variabili, a momenti danzerecci si intervallano parentesi più lente.

Grime3 è forse il pezzo più bello, impossibile non ballare.

Il live scorre rapidamente, nessuna interruzione tra un pezzo e l’altro e, senza accorgersene, l’astronave Aucan abbandona il palco.

Stelle Fisse intraprende un percorso musicale diverso, lo abbiamo detto, dimostrando una maturità artistica di importante rilievo, un nuovo linguaggio musicale. La sua riproduzione dal vivo è straordinaria, e conferma l’eccezionale bravura e competenza del gruppo bresciano. Probabilmente qualcuno rimpiange i tempi di Black Rainbow, di Dna, ma poco importa: gli Aucan continuano a spaccare, e di brutto.

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