Ash Code @Mikasa, Bologna

Amavo gli Ash Code, ma da questa sera li amo ancora di più.

Credete all’amore a prima vista, o per meglio dire al primo ascolto? Beh, io ci credo, è raro, ma esiste. Così è accaduto, prima con Oblivion (Swiss dark nights, 2014) , esordio del trio campano, poi con Posthuman (Swiss dark nights, 2016), loro seconda uscita.

Non avevo mai visto gli Ash Code dal vivo, ma sono sempre stata curiosa di scoprire se live rendevono come su disco.

Siamo al Mikasa, a Bologna, ed è sabato sabato sera e sì, suonano proprio gli Ash Code.

Devo ammettere che le aspettative sono alte, molto alte, e ho quasi paura di una delusione.

Verso le 23, la band sale sul palco e sono sufficienti davvero pochi minuti per trasformare il Mikasa in un esclusivo club berlinese. Il grande pregio del trio è quello di aver dimostrato fin da subito (ma soprattutto nel secondo disco) l’abilità nel manipolare il genere dark wave di matrice ottantiana secondo uno stile tutto personale, dotato di suoni più attuali; composto sia da ritmiche aggressive (drum machine secca e dritta, irruente iniezioni elettroniche, synth incalzanti), ma anche da ballate elettroniche delicate e avvolgenti. Il mood cupo e crepuscolare è sempre presente; i suoni a tinte scure monocromatiche si espandono in una scala di grigio notturno, caldo e confortante.

Ci vuole poco per capire che le mie aspettative sono state più che superte.

Gli Ash Code dal vivo riescono a riprodurre benissimo i pezzi del disco: quei brani adatti ad accompagnare i pomeriggi più malinconici, ma anche a far ballare le piste dei migliori djset, oggi al Mikasa esaltano il pubblico, che non può far a meno di muoversi. Così con Crocified, Nite ride, The last stop, ma non mancano momenti più distesi, come in Drama, ma soprattutto in Tide, dai toni sognanti più che mai.

Concerto grandioso. Lo ripeto: amavo gli Ash Code, ma da questa sera li amo ancora di più.

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