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I Mostri: La Gente Muore Di Fame (2012)

I Mostri: La Gente Muore Di Fame (2012 - Goodfellas)

"Melodie brillanti e liriche ispirate"

di Andrea Lucarini

  il giudizio: 7/10

GENERE: pop Italiano, punk, reggae

PROTAGONISTI: Pietro Di Dionisio (testi, voce - chitarra), Mattia Castagna (chitarra), Matteo Gabos (basso), Lucio Castagna (batteria)

SEGNI PARTICOLARI: il 18 maggio 2012 la band Romana dà in pasto ai suoi già numerosi fan, accumulati nel corso dei 4 anni di intensa gavetta live, il proprio disco d'esordio. 9 pezzi racchiusi in 35 minuti nei quali troviamo testi che sono quasi un compendio di sociologia di questi primi anni '10, con una particolare attenzione alle dinamiche giovanili della propria città.

INGREDIENTI: musiche gradevoli e spesso incalzanti, una commistione tra generi frutto delle loro influenze a metà tra cantautorato Italiano anni '70 e britpop anni '90 (quest'ultimo ben presente anche nel look dei componenti). Delle 9 tracce ben 3 (secondo noi le più azzeccate) sono dedicate a Roma: 'Questa è la mia città', 'Cento lame' e 'Piazza Trilussa'. La prima è un vero e proprio manifesto di denuncia sociale su quanto di marcio accade nella capitale, con un ritornello accattivante che sottolinea un certo approccio alla vita (stereo)tipico dei suoi cittadini, il tutto condito da un sound che strizza l'occhio allo ska. 'Cento lame' sfruttando la base di 'Lupe brown' dei Fratellis, e probabilmente migliorandola, parla di un fenomeno "di costume" dei giovani romani che affonda le proprie origini nel passato, ma che qualche anno fa è tornato d'attualità con alcuni episodi avvenuti nel centro della città ed accolti quasi con gioia da un certo tipo di giornalismo al quale Di Dionisio si rivolge con polemica ironia. Chiude la trilogia dedicata alla Capitale 'Piazza Trilussa', prima vera hit della band in ordine temporale, che fotografa lo scenario e i comprimari (protagonista è invece la Piazza stessa) di uno dei punti d'incontro più amati dai romani che vogliono passare le proprie serate tra birre all'aperto, chiacchiere e staticità. In 'Scusa se' e 'Camilla' troviamo qualche elemento nei testi e nelle melodie che ci riconduce alla canzone d'amore, sofferto nel primo caso e pieno di speranza per il futuro nel secondo, mentre 'Noi non facciamo niente' è un inno perfetto per la massa sempre più consistente dei NEET (not in education, employment or training), i giovani senza occupazione che non studiano né tanto meno cercano un impiego. Temi sociali quindi, ma in coincidenza con l'ultima traccia arriva anche una critica venata di satira all'uomo della strada, sventagliando un testo ricco di luoghi comuni che si possono ascoltare in un qualsiasi bar a metà mattinata, tra cui appunto "la gente muore di fame" (da cui il titolo), ripetuto ad oltranza dalla seconda voce sopra ad un rullare di batteria che più punk non si può.

DENSITA' DI QUALITA': riuscirà mai la loro musica ad uscire dalle mura di cinta della Capitale? questa la domanda che ci siamo posti 3 anni fa, subito dopo aver assistito per la prima volta ad un loro live. Dopo l'uscita del loro album d'esordio ed i primi buoni riscontri di pubblico e critica finalmente possiamo darci una risposta affermativa. Si procede a strappi, ma il ritmo di base resta sempre alto, così come l'attenzione dell'ascoltatore che, tra le melodie brillanti e le liriche ispirate non si annoia di certo. A tratti il sound sembra un pò grezzo, ma ciò conferisce ancora più fascino alle storie della metropoli di cui si racconta, facendo così addentrare ancor di più l'ascoltatore nelle trame di una città con "cantieri aperti dal '900 per una nuova metro A". Se vogliamo muovere una critica nel vero senso della parola possiamo dire che 9 brani (per quanto tutti di qualità) non sono molti, specie se rapportati alla scaletta dei loro live, decisamente più nutrita, ma sicuramente la band e la Goodfellas avranno avuto le loro ottime ragioni per sottoporre il repertorio a questa sorta di dieta. Le liriche sono argute e ricche di frasi slogan nelle quali si ritroveranno i ragazzi delle scuole superiori come i 30enni alle prese con i primi capelli bianchi, ed è proprio questa potenziale trasversalità del loro pubblico una delle frecce all'arco dell'interessante band capitolina.

VELOCITA': si corre e si rallenta, come nel traffico capitolino

IL TESTO: "e tu se hai fretta di vivere guarda come fa il Tevere che scorre lento, len-to!"

LA DICHIARAZIONE: "Prima ero molto critico con le band italiane che cantavano in inglese, anzi direi che i Mostri sono nati proprio con lo scopo di italianizzare la scena Romana, che era molto esterofila." Pietro Di Dionisio, intervista alla fanzine 'Style Wars'.

IL SITO:Myspace.com/imostriband’.