Verdena – Endkadenz Vol. 2

GENERE: rock, psichedelia.

PROTAGONISTI: Alberto Ferrari, Luca Ferrari, Roberta Sammarelli.

SEGNI PARTICOLARI: questo è il secondo dei due volumi di cui si compone il sesto lavoro in studio per il trio bergamasco.

INGREDIENTI: la band ha dichiarato che i due volumi fano parte di un unico processo creativo e sono usciti separatamente solo per volere dell’etichetta. Da qui si capisce come alcune caratteristiche generali accomunino questo lavoro a quello dello scorso gennaio: l’aspetto sonoro continua a rivestire una grande importanza e le melodie non possono essere giudicate in quanto tali, bensì per come valorizzano e concretizzano gli arrangiamenti; inoltre i testi hanno come sempre una valenza del tutto particolare, poiché puntano sul fascino del suono delle parole e sul significato delle stesse in quanto atto a evocare una sensazione, non a raccontare una storia di senso compiuto. Detto questo, ci sono alcuni punti ben precisi nei quali i due volumi differiscono: il primo volume è imperniato sulla compattezza: essa va intesa innanzitutto dal punto di vista sonoro, con i fuzz che legano insieme un po’ tutto e la batteria di Luca Ferrari molto più tra le righe del solito proprio con lo stesso scopo; poi la stessa caratteristica ce l’ha anche compositivo, poiché il songwriting non si lascia andare a divagazioni e pur non aderendo sempre alla forma canzone classica, lo fa molto più del solito. Stavolta, invece, i Verdena tornano un po’ alla lucida follia di Wow: Luca è molto più libero, il suono è più slegato, le divagazioni nell’andamento delle canzoni ci sono eccome, le melodie sono ancora meno assimilabili rispetto a quelle del volume 1. Le differenze con il doppio album del 2011 stanno in un suono mediamente più rotondo, anche negli episodi prettamente elettrici, e nel fatto che qui non c’è davvero nemmeno una canzone che possa produrre un canto collettivo come potevano essere Scegli Me, Loniterp o Miglioramento.

DENSITÀ DI QUALITÀ: detto che l’elevatezza del livello qualitativo dei Verdena è ormai oggettivamente incontestabile, nel giudizio di merito entra necessariamente la componente legata al gusto personale. Io che ci solito preferisco le canzoni all’attitudine sperimentale, in questo caso invece ritengo che il volume 2 sia decisamente preferibile rispetto al precedente. Questo perché, secondo me, i Verdena danno il meglio quando sono liberi di svariare, non si costringono in gabbie e soprattutto lasciano trasparire la passione e la genuinità emotiva. Sostenere che nel volume 1 la band non svari e si sia costretta in gabbie è un’affermazione un po’ forte, lo capisco, infatti non va presa in senso assoluto, ma in relazione a tutto il contesto verdeniano. Quel fuzz così insistito, quel Luca così lineare e quella voglia di mettere la canzone al centro di tutto hanno fatto sì che dopo un numero relativamente limitato di ascolti, quel disco mi avesse proprio stufato. Non rinnego il giudizio positivo che avevo dato in sede di recensione, perché è una questione di qualità e di ricerca musicale, però con queste nuove canzoni si torna a amare i Verdena proprio visceralmente e col cuore, almeno dalle mie parti.

VELOCITÀ: molto varia ovviamente.

IL TESTO:Consolami e non farmi male, consumerai ciò che rimane” da Cannibale, uno dei pochi casi di frase chiara, semplice, che dice una cosa ben precisa e sa colpire nel punto giusto..

LA DICHIARAZIONE: Forse nel secondo abbiamo messo pezzi più looppati e jammati. E si passa dal molto forte al molto piano rispetto al primo volume, che era più dritto” Alberto Ferrari a rockol.

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