Bachi da pietra-Quintale

GENERE: grind-rock blues

PROTAGONISTI: Chitarra e Batteria, distorsioni, urla e ritmo martellante questo è quello che propongono Giovanni Succi e Bruno Dorella.

SEGNI PARTICOLARI: ogni brano è un colpo o una carezza ruvida. Proteggersi prima dell’ascolto!

INGREDIENTI: ‘Quintale’ è il sesto album da studio(a cui si aggiungono lo split di cui sopra e un live). Gli inizi più ruvidi hanno lasciato spazio a uscite dove anche il messaggio diventava importante tanto quanto il suono e questo lavoro ne è un ottimo esempio.

DENSITÀ DI QUALITÀ: l’album parte con un terzetto di brani che lascia completamente tramortiti. La prima canzone (‘Haiti‘) dura, pesante, grind si sarebbe detto tempo fa, avanza pesante e arcigna. La seconda (‘Brutti Versi‘) sputa sentenze sul facile idealismo: il ritmo decisamente marziale e le aperture chitarristiche non lasciano spazi a dubbi o sei dentro o fuori, a calci. La terza mazzata arriva con l’hard di ‘Coelotteri‘, si viene soffocati dai versi e dal potentissimo drumming di Dorella (chi si ricorda dei Wolfango? e cosa c’entra ora con i Ronin?). Stramazzati al suolo e annaspanti mentre inizia ‘Enigma‘, ora si ricomincia finalmente a respirare e il mondo sonoro dei Bachi da Pietra si calma (non per molto). Ironico e cadenzato il brano si avvale del sax dell’eclettico Arrington de Dionyso, che si inserisce nella coda noise diventando un tutt’uno con il caos dei riverberi. La seguente ‘Fessura‘ è intensa e minimale anche nell’™ elementare uso degli strumenti: sembra arrivare da un altro disco. Lo scarno blues di ‘Mari Lontani‘ è cupo, come i brani dell’inizio della loro carriera. Occhio! niente giri classici della musica del diavolo, almeno non in quel modo. La seguente ‘Io lo vuole‘ e soprattutto ‘Pensieri Parole Opere‘ reintroducono l’hard davanti alla parola blues. Giovanni ritorna a sforzare la voce e a sfornare dei deflagranti assoli oltre che a versi epici: \”Ho molto peccato in pensieri, parole, opere… rock ‘n’ roll!\”. Il picco del disco e’ nel \”singolo\” ‘Paolo il tarlo‘, martellante grind-blues più parlato che cantato, è in definitiva il marchio del gruppo; si distingue di nuovo il sax distorto di Dionyso. Molto più carica e appesantita è ‘Sangue‘, piena di controcanti cupi e rochi e il sound tipicamente metal(doom?) ne fa il pezzo più estremo del lavoro. Di contro ‘Dio del suolo‘ è addirittura melodica, un rock-blues quasi innocuo e rassegnato. Più disturbata e distorta è ‘Ma anche no‘ anche lei dal testo rassegnato(triste?), un farewell senza ritorno dai suoni lancinanti come i tagli dell’anima di chi l’™ha scritta.
Nella versione digital download c’™è anche ‘BARATTO@BACHIDAPIETRA.COM‘ invettiva talking-blues tutta chitarra acustica lo-fi contro la pirateria musicale. Le molte sfaccettature del disco non facciano pensare ad un lavoro sconnesso, ‘Quintale’ è come una pietra al sole: ogni lato ha la sua faccia.

VELOCITÀ: duro e sporco sia nei suoni che nel cantato. La batteria picchia dove la chitarra sferza.

IL TESTO: “come tutte le creature visibili e invisibili / generato e non creato della sostanza del silicio e del guano” da ‘Paolo il Tarlo‘.

LA DICHIARAZIONE: ‘Nei testi di Quintale c’è un sacco di gente e un sacco di storie, tempi verbali elementari e parole facili, colloquiali‘ da Stordisco

UN ASSAGGIO: Paolo il Tarlo

IL SITO: bachidapietra.com

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