Klimt 1918 – Sentimentale Jugend

GENERE: rock, shoegaze, wave.

PROTAGONISTI: Marco Soellner: voce e chitarre; Paolo Soellner: batteria e percussioni; Davide Pesola: basso; Francesco Conte: chitarre.

SEGNI PARTICOLARI: band romana nata nel 1999 e che, con questo, giunge al proprio quarto album, a ben otto anni di distanza dal precedente Just In Case We Neer Meet Again. Sentimentale Jugend è diviso in due dischi, in vendita anche separatamente, e in totale consta di 20 canzoni per 108 minuti di durata totale.

INGREDIENTI: sembrava profetico il titolo dell’album del 2008, e invece no, ci incontriamo nuovamente con i Klimt, anche se è passato tantissimo tempo. I quattro non si sono certo contenuti per questo loro ritorno, non solo per la lunghezza dell’opera in sé, ma anche per l’ampia quantità di contenuti musicali in essa presenti. La band ha deciso di rivisitare il proprio stile alla luce di una nuova attitudine shoegaze: di conseguenza, le aperture melodiche, la natura elettrica del suono e il visibile tocco wave sono ancora presenti, alla luce, però di un filtro che riverbera e dilata le suddette componenti. Inoltre, i quattro non si fanno problemi a utilizzare altri strumenti oltre a quelli consueti, come tastiere, synth e fiati di vario tipo. Partendo da questi dati di base, bisognerebbe addentrarsi nella descrizione di ogni singola canzone per capire l’accuratezza e la varietà del lavoro che sta alla base dell’opera, ma riteniamo che sia meglio lasciare qualcosa all’immaginazione dell’ascoltatore e spingerlo a procurarsi il disco. Alcuni aspetti generali, però, possiamo ancora descriverli: le canzoni, a parte una, sono tutte di almeno 4 minuti e possono essere anche molto più lunghe; le chitarre creano alle volte atmosfere più rarefatte, altre volte producono arpeggi rotondi che danno una sorta di tranquillità, altre volte ancora spingono sull’acceleratore con accordi prolungati che sanno di post-rock addolcito; la varietà di soluzioni sia dal punto di vista armonico che nella sezione ritmica è davvero molto ampia; la natura del disco, nel complesso, è epica, monumentale, stentorea, ma allo stesso tempo la facilità d’ascolto sonora e melodica è molto alta; il cantato si accoda perfettamente alla ricerca dell’equilibrio appena descritta. I Klimt hanno voluto ampliare a tal punto la propria ricerca che hanno addirittura osato inserire una cover di Take My Breath Away, proprio quella resa famosa da Top Gun, e lo spoken word dell’ultima, lunghissima, Stupenda e Misera Città è tratto dal poemetto Il Pianto Della Scavatrice di Pasolini.

DENSITÀ DI QUALITÀ: le uniche canzoni di livello non altissimo sono, curiosamente, la prima (Montecristo) e la bonus track dell’edizione cumulativa dei due CD (Lycans): tutte le altre rappresentano altrettanti momenti di estrema cura realizzativa, maniacale approfondimento nella ricerca artistica e profondo coinvolgimento emotivo. Viene naturale esagerare con i superlativi per questo disco, perché l’ambizione che ne sta alla base viene veicolata in modo mirabile e senza lasciar indietro né la tecnica, né il cervello e né il cuore. Prendetevi questi 108 minuti e ascoltate questa meraviglia: non è facile nel mondo di oggi, si sa, però ne vale la pena e ogni volta in cui riuscirete a ritagliarvi questa ampia nicchia di tempo, disinteressandovi di quello che in teoria vi eravate prefissati di fare, finirete l’ascolto con la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta.

VELOCITÀ: tendenzialmente media, ma è la varietà ritmica la chiave

IL TESTO:No regrets, no shelter, no pain, no price to pay, no gain. Listen to the sound of my voice” da Once We Were.

LA DICHIARAZIONE:Volevamo un sound acido e scuro, volutamente low fi e poco comprensibile. Ci siamo chiesti come sarebbe stato terrorizzare la nostra vena pop con sonorità poco rassicuranti, sporcate da rumori, esplosioni, cupi feedback”.

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