Ofeliadorme-Bloodroot

GENERE: alt-pop

PROTAGONISTI: Francesca Bono, Gianluca “g.Mod” Modica, Michele “Post” Postpischl & Tato Izzia

SEGNI PARTICOLARI: ci sono band che fossero di stanza all’estero (leggasi UK) non avrebbero problemi a farsi notare. Gli OfeliaDorme ce la farebbero senza dubbio. Dopo 5 anni di onorata carriera passati su ogni palco possibile, il salto qualitativo presente in Bloodroot è notevole. L”accuratezza dei suoni e la qualità dei brani lascia la sensazione di avere tra le mani un oggetto prezioso. Il canto sospeso di “Ofelia” Francesca Bono e il delicato tappeto sonoro sfociano spesso in esplosioni liberatorie che rendono il lavoro dei quattro bolognesi uno più interessanti usciti finora.

INGREDIENTI: le nove tracce che compongono questo lavoro sono episodi che spaziano tra amore e natura, tutte sostenute dall”eterea voce di Francesca. L”iniziale “Last day first day“ già evidenzia tutte le peculiarità che ritroveremo sparse negli altri brani: un tocco di elettronica, un basso sostenuto e il moaning della leader. La title track mischia le deflagranti distorsioni al delicato arpeggio di chitarra fornendo un risultato convincente e molto intrigante. Ci si rende subito conto di essere di fronte ad un brano di notevole spessore. Con “Magik ring“ ci si sposta in un”area di impalpabile bellezza. Guidata dal delicato tocco di chitarra e sostenuto ancora un volta dalla voce della Bono, che si dipana tra le nebbie sonore. La cantautorale “Pumpiking girl“ lascia spazio alla strumentale “Brussel“ che con il suo incalzante pathos apre la strada ad “Ulysses“ pezzo che riesce a trasmettere profondità e disperazione unendole ad aperture melodiche. A mio parere il miglior pezzo dell”album. Delle ultime tre tracce spicca “Stuttering Morning“ con un ottimo inserto di banjo e una linea melodica molto accattivante si candida ad entrare nella top 10 dei singoli dell”anno.

DENSITA DI QUALITA’: la presenza di diversi ospiti tra cui l”ottima Angela Baraldi e la produzione condivisa con Bruno Germano (tra gli altri “Le Luci della Centrale Elettrica”) hanno arricchito il paniere già ricco di sonorità . Le basi su cui si muovono i brani sono quelle di sempre ma lo spessore delle composizione è ben oltre quello che si è sentito finora. L”ottimo predecessore \”All Harm Ends Here\” tracciava solo il solco su cui ora si muove questo album. Forse un po” più di coraggio, ma il futuro ce lo dirà se ne avranno, avrebbe portato ad un livello di perfezione un lavoro che si candida a entrare nella personale top ten 2013 di chi vi scrive.

VELOCITA’: l”intensità dei brani necessita di un cammino lento

IL TESTO: “So they just turned our idols into freaks/ Ain”t that the fury of demons wearing shoes/ But I got you my Bloodroot/ You”ll be with me in every battle” da ‘Bloodroot

LA DICHIARAZIONE: “L”intenzione era quella di fare qualcosa di diverso dai precedenti lavori, sia da un punto di vista della struttura musicale che dai contenuti. Volevamo qualcosa di più conciso, immediato. E credo che musicalmente abbiamo realizzato un album molto diretto. A livello concettuale, invece, ci sono molti temi, tra l”amore e la morte, ma tutto ruota attorno alle radici: io sento di non appartenere a nessun luogo fisico. I miei sono luoghi mentali, più che geografici. Una dimensione onirica in cui ci si trova bene” da un’intervista rilasciata a Elle.

UN ASSAGGIO ‘Bloodroot’

IL SITO: ofeliadorme.it

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