Bachi Da Pietra – Necroide

GENERE: “cantautorato black metal”

PROTAGONISTI: Giovanni Succi e Bruno Dorella: sicuramente non due nomi da niente.

SEGNI PARTICOLARI: secondo step quest’anno per i Bachi Da Pietra, Necroide esce a distanza di qualche mese dalla pubblicazione di Habemus Baco seguendone fedelmente le orme.

INGREDIENTI: l’album si apre con Black Metal, Il Mio Folk, brano che ha cominciato a circolare sul web recentemente e che verte senza dubbio su quella che rappresenta la legge sacra dei “metallari” (recita “black metal: il mio folk, difendi il nome del rock’n’roll”..un concetto che non fa una piega!). Dello stesso è molto piacevole, per quanto spiazzante, anche il video, è un insieme di scene raffiguranti gente che balla e che si dimena in occasioni per niente attinenti a quelle che ci si aspetterebbe ascoltando il pezzo (appaiono tamburellisti e persone che si scatenano al suono della musica popolare in occasioni importanti o componenti di tribù vestiti di piume animati dal fervore della propria cultura). La potenza massima si raggiunge con Fascite Necroide, un titolo che probabilmente non significa nulla ma un brano che indubbiamente rappresenta tanto per gli amanti dei Bachi Da Pietra: riff cadenzato, incalzante e nervosissimo che verso la fine accelera i tempi. Chi ha avuto il piacere di vedere i Bachi dal vivo, saprà certamente che questo brano, ma sicuramente il disco nella sua interezza, nei loro concerti creerà un delirio particolarmente funesto. Un buon proseguo di Quintale lo si trova in Virus Del Male: stessa idea di fondo nel brano, chitarra lievemente più pacata rispetto al resto della tracklist dell’album (ma non per questo meno piacevole, anzi) e che crea quindi un’atmosfera più leggera. Ma non deve temere chi preferisce i suoni violenti del black metal, le subito successive Feccia Rozza  e Cofani Funebri riaccendono gli animi temporaneamente assopiti grazie alla crudezza del sound e della voce.

DENSITA’ DI QUALITA’: “Con Necroide l’evoluzione continua e non c’è modo di arrestarla. Se con Quintale il legno si era fatto pietra, ora i Bachi Da Pietra si rivestono di una spessa corazza opaca e quel metallo si fa nero.” Il comunicato stampa del disco spiega esattamente quello che c’è da capire, il cambiamento che si è percepito ai tempi di Quintale, stimatissima e riuscitissima penultima fatica della band, ha fatto in modo che si potessero definire i Bachi Da Pietra un gruppo versatile, uno di quelli che sorprende e ammalia usando unicamente una chitarra uniformata alla batteria per realizzare dischi. I nuovi Bachi, quelli “corazzati”, sono riusciti a toccare sponde probabilmente inimmaginabili per un duo praticante il blues (seppure molto sperimentale), il seguito di Habemus Baco è decisamente l’ennesimo tassello importante da aggiungere alla discografia di una band che cresce in modo inarrestabile. È bene sottolineare un concetto: tutto quello che viene prodotto dalle geniali testoline di Succi e Dorella è frutto della voglia di dar vita a qualcosa di poco sentito ma tanto amato, di tanto impegno purtroppo non sempre degnamente ripagato. Al diavolo il mainstream, qui si punta in alto, signori! Eccome se si punta in alto.

VELOCITA’: veloce da pogare, lenta da headbanging.

IL TESTO: “erano bei tempi semplici e li chiamavi cupi e catastrofici se solo meno sicuri, ma sicuro era già morto da un pezzo e pretendi il paradiso e ottieni sempre l’inferno, stirpe viziata da uno scherzo del caso hai tenuto settant’anni questo spettro lontano, ma anche il caso ha una sua ironia e una cupa catastrofe ora sai cosa sia”, da Black Metal, Il Mio Folk.

LA DICHIARAZIONE: “per noi ultraquarantenni vecchi e marci di oggi, quei primi anni Ottanta erano i bei tempi e prima o poi, all’approssimarsi della fine, si torna alle origini, mischiando tutto insieme. Cosi nasce Necroide. La scommessa con un piede nella fossa di chi non ha niente da perdere”, da Sentireascoltare.

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