And So Your Life Is Ruined – Rivincite

Genere: post-rock, emocore

Protagonisti: Marco Fiorini (chitarra e voce) Martino Monti (chitarra e voce) Davide Ramilli (basso e voce) Giovanni De Bernardo (batteria, voce).

Segni particolari: da qualche anno c’è un vizio che accomuna tra loro alcune (per non dire molte) band emocore nostrane (si può parlare di scena?), un vizio che riguarda prevalentemente l’auto-presentazione delle stesse band e che spesso coincide con un vizio di estetica tout-court riscontrabile anche nella musica che le suddette band fanno. Questo vizio viene descritto perfettamente da Elia Alovisi qui e inizia più o meno nel momento in cui i Fine before you came pubblicano il loro primo album cantato in italiano. O meglio inizia nel momento in cui quel capolavoro che è s f o r t u n a (2009) diventa un oggetto di culto e le sue caratteristiche più facili e/o immediate come “i pugni nelle tasche” e il “quando fuori piove” – sempre citando Elia – vengono emulate un po’ da chiunque si avvicina a quell’ambiente lì, fatto di parolechenonsicapiscono, chitarremelodiche e testidapiangereincameretta. Passano un po’ di anni e il solco scavato da marco, filippo, mauro, jacopo, marco ha sempre più seguaci ed è sempre più qualcosa con cui devi fare i conti se vuoi fare emo credibile in Italia. Poi arriva quel mattino in cui “ti svegli e non la ami più” come diceva uno che era bravo a scrivere, cioè che un giorno esce un album che è sì urlato, che ha sì i cori da cantare da soli in cameretta o tutti insieme sotto il palco, ha sì quel suono delle chitarre che non sentivi da mesi, però fa tutto questo guardando da tutt’altra parte rispetto a Vixi, Natale o Magone. Diresti quasi, se non per delle piccole eccezioni che forse sono omaggi (il finale de L’importanza delle salite) che non c’entra proprio niente. Questo album si chiama Rivincite (V4V-Records, Screamore.) ed è il secondo lavoro degli And So Your Life Is Ruined. Gli ASYLIR (nome figo anche da abbreviato) sono un quartetto romagnolo al secondo disco. Rivincite segue di due anni l’omonimo And So Your Life Is Ruined (V4V, Voice Of The Unheard, Lonely Voyage Records – 2014) che conteneva almeno due buone tracce, oltre ad un preciso modo di fare quella precisa cosa lì, cioè emocore con molti cori, molte chitarre e testi pazzeschi.

Ingredienti: nel suono degli ASYLIR le chitarre giocano – letteralmente, come in inglese con to play – un ruolo fondamentale, a rincorrersi scappare e ritrovarsi, che sia dopo qualche secondo, due minuti o direttamente nella traccia successiva. Poi ci sono i cori (per cui sono accreditate ben otto persone), tantissimi cori, che se chiedi agli ASYLIR chi è il cantante del gruppo non è detto che sappiano rispondere. L’alternanza spoken-word/urla può essere considerata simile un po’ al lavoro dei Marnero un po’ ai Nient’altro che macerie, anche se le maggiori influenze di Rivincite andrebbero ricercate più propriamente oltreoceano. Le parti strumentali sono gradevoli e a tratti sorprendentemente molto pulite (Cascata), pur mantenendo un approccio e un’attitudine lo-fi, come dimostra il video del perfetto singolo Edera (con il cameo di Bart dei Cosmetic).

Densità di qualità: le canzoni di Rivincite funzionano, gli ASYLIR costruiscono un mix davvero efficace. In particolare possiamo citare Eskimo (anche solo per il titolo, ma ancora di più per il testo), Edera (testo breve ma di grande forza espressiva: metafore, immagini e metonimie particolarmente incisive) e L’importanza delle salite (bella intersezione fra spoken-word, urla e cori, poi anche qui gran bel testo).
Musicalmente i passaggi acustici (Il colpo sentito in tutto il mondo su tutti, ma anche la coda strumentale ne Le luci all’ultimo piano) sono sopra la media e in un certo senso è come se i quattro riminesi avessero riassunto in un solo disco il percorso decennale di Chris Leo dai Van Pelt ai Lapse. Facendo dei paragoni azzardati, gli ASYLIR potrebbero ergersi davvero a sultani di sentimenti: il cuore c’è, la sincerità sembra massima, i testi fanno male, le parti strumentali conquistano (quasi) senza riserve. Gli ASYLIR si guardano indietro e tornano alle origini del genere, tra Chicago Austin e New York, per fare un salto di qualità importante rispetto al primo disco. Questo punto di forza dell’album ne è forse anche uno dei maggiori limiti: è evidente il riflesso che rimanda ad un’altra dimensione, quella appunto del midwest-emo anni ’90, comunque condensata e rielaborata, in qualche modo fatta propria. Il grande pregio di Rivincite e degli ASYLIR è quello di riuscire a rendere in lingua italiana una cosa che l’emocore nostrano negli ultimi cinque-sei anni (diciamo da s f o r t u n a in poi) aveva quasi dimenticato. Se i risultati continuano ad essere questi, a noi va benissimo così.

Velocità: incostante, una gara di mezzofondo in cui riesci a vincere sfasando il tempo ad ogni passaggio intermedio.

Testo: ‘non so se parli più di me tuo padre ancora mi saluta’ da Il bisogno delle salite e ‘ti lascerò un messaggio scritto sulla sabbia e avrai una scusa per rivedere il mare’ da Eskimo

Dichiarazione: “Ci siamo ritrovati a suonare cose nuove negli ultimi tempi, infatti tutto il disco è stato suonato con accordature aperte in modo da rendere il tutto più emozionale. Quando ci riunivamo in sala prove c’è stata la partecipazione di tutti. Ognuno portava uno spunto o un testo da cui cominciare a lavorare tutti assieme. Rivincite è davvero un lavoro corale pensato in sala prove e poi registrato in studio in presa diretta. Abbiamo voluto lasciare che tutto fluisse nella maniera più naturale possibile, pur venendo da lunghe prove con cui i brani hanno preso una forma più elaborata. Diciamo che Rivincite ha una doppia anima. Riflessiva, ma anche molto diretta nella forma.” da una mini-intervista per Rumore

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