Albedo – Metropolis

GENERE: alt pop/rock

PROTAGONISTI: Raniero Federico Neri (voce, chitarra, piano, synth), Gabriele Sainaghi (basso, voce, percussioni), Luca Padalino (chitarra, lapsteel), Ruggiero Murray (batteria, percussioni).

SEGNI PARTICOLARI: quarto disco e nuovo concept per la band milanese. Gli Albedo sono chiamati alla conferma tanto qualitativa quanto di pubblico dopo l’exploit, meritatissimo, di Lezioni Di Anantomia del 2013.

INGREDIENTI: disco sicuramente omogeneo dove il collante, filosofico, alle 10, concise, composizioni è una sorta di disillusione post-apocalittica, tanto dei rapporti umani (infrangere a testa bassa le barriere, abbandonare i preconcetti, superare incoscentemente ogni ostacolo) quanto della metropoli, mondo stesso, della realtà, assolutamente privi di positività e motivi per guardare al futuro con ottimismo. Uno sguardo lucido, a tratti eccessivamente didascalico, dove l’amore può essere l’unica cosa in cui vale la pena “perdersi”. Dal punto di vista musicale, l’album spinge più verso un rock anthemico che al pop, con, in alcuni casi, dei notevoli picchi elettrici (Higgs) ed un gusto generale caro al quel post brit/pop alla Coldplay era 2005-2008 (Astronauti). L’abbinamento testi/musica riesce a dare il giusto peso a quei passaggi carichi di pathos, grazie anche ad una voce pulita e assai personale, che nello sguardo d’insieme offrono, al disco, un’impronta cantautoriale.

DENSITA’ DI QUALITA’: è sicuramente un LP dotato di un appeal, una cura e delle sfaccettature adatte a coinvolgere un’ampia fascia di pubblico. I pezzi sono accomunati dalla volontà di confondere l’epicità con l’obliquità (Partenze ed Astronauti sono gioielli da conservare accuratamente) della struttura sonora, garantendo un coinvolgimento ed una immedesimazione più che soddisfacenti. Tutti i singoli momenti riescono a colpire anche se, non di rado, il tappeto sonoro non ha quella profondità e quel pizzico di complessità che, per qualcuno, potrebbero fungere da deterrente per il riascolto. Tuttavia la densità della materia, l’ottimo lavoro svolto in sede di produzione e la perizia dimostrata nel saper condensare all’interno della forma canzone una straripante quantità di idee e sentimenti (Tutte Le Strade, è un inno), trasmettono la sensazione di trovarsi di fronte ad una band all’apice della propria creatività, dotata di un repertorio già importante, una grande sicurezza nei propri mezzi ed una identità forte.

VELOCITA’: tranne due intermezzi, si va sempre di corsa

IL TESTO:Se l’universo è la risposta, qual’è la domanda? da Higgs.

LA DICHIARAZIONE: da un’intervista con ‘Impattosonoro’: alla domanda “E quindi siamo arrivati al quarto album in studio: ancora un concept album! Non ce la fate proprio a fare album normali, eh? Scherzi a parte, come avete affrontato questa nuova esperienza? Provate ancora la stessa emozione a dar vita a un nuovo album?“, questa è stata la risposta di Gabriele: “La domanda era retorica ma a pensarci bene è proprio così: non sappiamo fare album normali e potrebbe anche essere considerato un limite. Ci viene molto più semplice sviluppare un discorso compositivo in presenza di anelli di congiunzione da cui trarre ispirazione. Le emozioni cambiano a seconda degli stimoli che giungono dal “concept” in quel dato momento, non necessariamente in meglio o in peggio; non è che il disco precedente ci abbia dato emozioni più forti o più belle del nuovo disco, semplicemente cambia lo stato d’animo con cui si affronta il percorso“.

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