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'The Dark Side Of Indie-Roccia' N. 6

4-9-2012

di Aldo Bernuzzi

I Seaside Postcards sono un’altra interessante proposta che arriva dalla vitale scena di Pesaro. Il loro primo EP omonimo era fortemente legato agli oscuri stilemi del post punk seminale, un’attitudine genuinamente minimalista, fugaci cartoline inviate dal mare d’inverno: nebbia, foschia e umidità. Dopo recensioni e pareri positivi e qualche assestamento di line-up, la band si accinge a pubblicare il loro secondo EP ‘Hope And Faith’ che vedrà la luce (o il buio) il 29 Settembre.

A breve uscirà il vostro nuovo EP ‘Hope and Faith’. Molte volte lo scoglio del “secondo lavoro” può essere faticoso da superare, soprattutto se il lavoro precedente (come nel vostro caso) ha generato quasi unanimemente riscontri e pareri positivi. Avete avvertito qualche tipo di ansia o “pressione” nella composizione delle nuove canzoni, o avete semplicemente seguito il vostro istinto? In che cosa, a livello musicale e non, ‘Hope and Faith’ si differenzia dal vostro primo EP?

Andrea – Davvero nessun tipo di ansia o pressione, non abbiamo un’etichetta (volutamente) alle spalle, non siamo asserviti a nessuna logica di mercato, i Seaside per noi sono un piacevole “dopolavoro” e ci mancherebbe generassero ansia o pressione! Ci divertiamo, tutto qui! Non abbiamo più vent’anni e ci sentiamo liberi di fare davvero ciò che più ci aggrada. Detto ciò, i brani registrati sul nuovo EP, sono frutto della vecchia formazione a tre con il bassista precedente, ma “riarrangiati” oggi, con due nuovi membri ed un rinnovato “sentire” che ci ha infuso nuova linfa e suggerito soluzioni stilistico/musicali diverse. Se con il primo EP omonimo avevamo reso omaggio, del tutto spontaneamente e posseduti da una sorta di “stream of consciousness”, al Post-Punk tardo ’70, in questo nuovo lavoro abbiamo virato, ma anche qui del tutto involontariamente, verso un sound meno manieristico e maggiormente figlio dei nostri giorni.

Michele – Come ha detto Andrea abbiamo già abbastanza ansie dalla vita quotidiana!
La musica è passione e divertimento e noi facciamo nostri questi due concetti.
Questo nuovo EP ingloba, per usare delle etichette, sia il post punk del primo EP, sia certe atmosfere alla Sonic Youth, sentire per credere.


La vostra musica evoca un mood decadente, cupo ed intimista. Vi sentite delle persone effettivamente portate ad una visione “negativa” delle cose oppure tramite la musica cercate semplicemente di esplorare ed in qualche modo di esorcizzare i vostri lati più oscuri?

Andrea – C’è stato un tempo, in cui le cose stavano effettivamente in questi termini. Sono stato un adolescente spaventato, depresso, in balìa di attacchi di panico, umbratile e malinconico. Mi cibavo di letture e sonorità che non facevano che acuire questo stato di cose e sembrava che la spirale verso il basso, nel quale mi ero infilato, non dovesse mai avere fine. All’epoca, poi, avevo sviluppato un’insana e morbosa passione per Ian Curtis, per la sua vita ed ovviamente per la sua tragica fine, insomma, il candidato perfetto per il lettino dello psicanalista, o peggio, per il loculo di qualche camposanto. Ad un certo punto, però, mi sono guardato allo specchio e quello che ho visto non prometteva nulla di buono:sottopeso, pallido in volto, contorno occhi stile panda, anche se tutto ciò aveva un certo ascendente sulle smandrappate che frequentavo, sentivo di non fluire con senso delle cose, non stavo crescendo, ma al contrario, mi sentivo spegnere ogni giorno di più. Mi sono avvicinato alle filosofie orientali, ho iniziato a studiare a fondo Buddismo e Advaita Vedanta , a praticare meditazione, ed oggi, dopo quasi vent’anni da quei giorni, devo dire che le cose sono profondamente cambiate. Ovviamente non rinnego nulla, ancora oggi ascolto le stesse cose di allora e suono lo stesso caro e vecchio Post-Punk, naturalmente è cambiata l’attitudine e l’approccio alla materia trattata, c’è maggiore distacco ed ironia ed ho imparato a non farmi più coinvolgere da emozioni e pensieri distruttivi. Per tornare alla tua domanda no, la musica, oggi, non riveste per me nessuna funzione terapeutica o vagamente esorcizzante, è stata ed è la compagna di una vita e come tale mi conosce meglio di chiunque altro, ogni volta sa riservarmi ciò di cui necessito in quel particolare momento della mia vita.

Michele – Personalmente mi definisco “decadente”, anche se a prima vista posso sembrare il contrario. Forse sì, il mio contributo nella band porta ad esorcizzare ciò che sento internamente. I testi sono farina del mio sacco, e sono tutti tristemente pessimisti...

Quanto sono importanti le liriche nelle vostre composizioni? Da quali altre arti e correnti di pensiero vi sentite ispirati?

Michele – I testi sono importanti quanto la melodia. Riflettono il mio modo di vedere la vita, soprattutto la società, nella quale ripongo sempre meno speranze. Sono volutamente “corti”, mi piace condensare in poche strofe ampi significati. Non sono portato per le lungaggini – passatemi il termine – di certe composizioni, soprattutto italiane. Amo le cose schiette e dirette, forse un po' come me, crudo ma leale.

Qual è stata la vostra formazione musicale? Siete selettivi e vi sentite legati solo ad un certo tipo di sonorità o vi piace spaziare e variare i vostri ascolti?

Andrea – Come dicevo ad un tuo collega qualche giorno fa’, non amo fossilizzare i miei ascolti e di conseguenza, anche oggi, raccolgo ogni tipo di suggestione capace di farmi emozionare come ai tempi in cui le voci e le note dei miei eroi giovanili erano il miglior balsamo per le mie ferite. Ovviamente è sempre più difficile ripetere il miracolo, vuoi per la pellaccia da vecchio disilluso e gioioso nihilista che mi sono cucito addosso, vuoi per lo scarso peso specifico delle proposte musicali odierne. Crescere e formarsi musicalmente in compagnia di Nick Drake, Joy Division, The Smiths, Adrian Borland (The Sound), Billy Mackenzie (Associates), Japan, capisci bene che non depone a favore della miriade di band formate da implumi ventenni saliti sul carrozzone del revival eighties. Paradossalmente, oggi, mi intrigano cose che si allontano quanto più possibile da tutto ciò.

Michele – Parlare o scrivere della propria formazione musicale è per me sempre un po' un problema. Nel senso che mi ritengo un “razzista” della melodia, non sopporto la maggior parte della musica in circolazione e faccio veramente fatica a farmi piacere un nuovo artista, un nuovo progetto. Mia madre ascoltava la classica, mio padre tutta la musica italiana degli anni '60, io sono cresciuto a partire dai 13-14 anni con il thrash-metal e con pochissimi gruppi italiani (Litfiba su tutti). Crescendo ho diversificato i miei ascolti, forse adesso mi sono quasi “stabilizzato”. Se dovessi definire i generi che mi emozionano di più direi:post rock, progressive, psichedelia, amo gli anni '70.

Quanto ritenete importante l’attività live per i Seaside Postcards? Com’è la vostra attitudine on stage?

Andrea – Dall’avvento della rete e dalla diffusione della pratica di condivisione dei files, il mercato musicale, tradizionalmente reazionario e refrattario a qualsivoglia cambiamento, ha subito uno stravolgimento epocale. I rapporti di forza, tra artisti e case discografiche, si sono letteralmente ribaltati ed oggi migliaia e migliaia di band (noi compresi) decidono di fregarsene bellamente di questi moloch anacronistici e promuovere in modo del tutto DIY la propria musica. Senza scendere in discorsi troppo tecnici, direi che oggi l’attività live, da mero accessorio e supporto alla vendita dei dischi è divenuta l’attività principale (e maggiormente redditizia) di ogni artista. Ovviamente anche per noi il discorso si poggia sugli stessi termini, l’attività live è la ragion d’essere dei Seaside e cerchiamo di farlo preparandoci al meglio. La nostra attitudine sul palco è davvero molto “easy”, non c’è nulla di preparato, non ci sono effetti speciali, poche parole, niente pose o abiti di scena, tutta la nostra attenzione è sulla musica che stiamo suonando in quel momento.

Michele – Andrea ha praticamente risposto alla domanda centrando in pieno il mio pensiero. Posso solo aggiungere che non siamo un gruppo che “spacca i palchi”, piuttosto la nostra performance live è incentrata sulla concentrazione e nel cercare di trasmettere al meglio, in un mood quasi meditativo, le nostre emozioni.

Nel corso del 2011 vi siete impegnati anche nel campo della promozione musicale con la nascita dell’Agenzia Stampa Indie Press. Parlateci un po’ di questo progetto: che cosa vi ha spinti a dare vita a questa nuova entità e cosa ne pensate del panorama musicale indipendente in Italia (ascoltatori inclusi)? Più in generale, quali sono le vostre considerazioni sullo stravolgimento dell’industria discografica nell’era di Internet?

Andrea – La cosa è nata in modo del tutto casuale (come poi tutte le cose che riescono meglio e nelle quali infondi le energie migliori) parlando con Michele dei risultati ottenuti dalla promozione del nostro primo EP. In quel caso mi ero sobbarcato tutto il lavoro di ufficio stampa, management, booking, ma in veste del tutto personale, ossia senza una forma “istituzionale” alla quale fare appello per farsi ascoltare in modo incisivo. Nonostante ciò i risultati erano stati davvero lusinghieri:un sacco di recensioni ottenute, stretto contatti con addetti ai lavori di mezzo mondo, conosciuto realtà del mondo indipendente internazionale piuttosto influenti. Forti di tutto ciò ci siamo detti:”perchè non mettere a frutto tutta questa esperienza accumulata e metterla al servizio anche di tutti coloro che non hanno le conoscenze ed i mezzi per promuoversi?”. Così è nata Indie Press. Ad oggi, nel nostro Roster ci sono tre gruppi (siamo molto selettivi e possiamo permetterci di lavorare soltanto con chi ci piace veramente): ovviamente Seaside Postcards, Starcontrol (ottima band Post-Punk lombarda che sta riscuotendo un crescente successo anche fuori dai nostri confini) e Versailles (nostri concittadini dediti ad una noise/wave di ottima fattura). A breve, arricchiremo il carnet con altre due band di cui per ora preferirei non svelare i nomi. Quanto al panorama musicale indipendente italiano mi viene da dire che non vedo nulla di diverso da ciò che propone il macrocosmo nazionale: vedo coltivare gli stessi vizi, le stesse furbizie, le stesse bassezze, ho conosciuto omuncoli senza dignità e furbastri improvvisatisi manager, ma vedo anche persone che fanno il loro mestiere con cognizione di causa e passione, uomini e donne che sanno dare ai rapporti umani la giusta collocazione a dispetto dell’arrivismo e dell’affermazione personale. Nulla di nuovo, quindi...tutto ciò è soltanto umano, troppo umano.

A voi la parola

Andrea – In che senso? Posso davvero dire ciò che voglio? Bene, vorrei che la vita di tutti noi fosse guidata dalla consapevolezza, dalla perfetta conoscenza di ogni attimo presente. Thoreau l’aveva compreso con estrema chiarezza a Walden Pond. Il suo messaggio è stato:”Per noi spunta solo quel giorno al cui sorgere siamo svegli”. Auguro a tutti quanti di essere maestri nell’unica arte degna di essere chiamata tale, ossia quella di incidere sulla qualita della propria esistenza.

Michele - La libertà richiede più neuroni dell'obbedienza.

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Video ‘Strange Days’