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Indie-Rock.it

INTERVISTE

'L'Etichetta Risponde': Relief Records EU

25-5-2012

di Raffaele Concollato


Il nostro viaggio nel mondo discografico indipendente italiano continua con un'etichetta bolognese attivsa nel 2004 e consociata ad una label newyorkese. Questo e molto altro potete leggerlo nelle risposte di Nazzareno Camaioni.



Come e quando e' nata la vostra etichetta?

La Relief Records EU nasce a Bologna nei primi mesi del 2004. L'idea di creare un'etichetta discografica/società di edizioni musicali ci venne innanzitutto dalla passione per la musica ma anche dall'intento di "ufficializzare" certe voci dell'underground musicale a noi vicino, mettendo al loro fianco una piccola ma flessibile struttura capace di produrre e pubblicare un album, di promuoverlo attraverso i media e di gestirne i relativi diritti e gli eventuali live ... di supportare insomma tutta la faccenda, col fine di riuscire ad arrivare alle orecchie dei più. La creazione della Relief Records EU è stata semplificata dall'aiuto e dai consigli di Dehran, produttore discografico e musicista statunitense proprietario della Relief Records NYC, etichetta discografica indipendente a cui siamo consociati; da qui il suffisso "EU" che ci contraddistingue.


Che metro usate per il reclutamento delle band? Vi siete posti dei limiti sui generi da considerare?

Per iniziare a lavorare con un nuovo artista non utilizziamo nessun metro in particolare, facciamo riferimento al talento di colui che osserviamo in primis. La cosa che personalmente prendo in considerazione è la capacità dell'artista di riuscire a stupirmi. Ecco, quando qualcuno mi stupisce ascoltandolo live o in studio - non si tratta di cosa quotidiana - allora penso subito che vorrei lavorare con il suddetto, di fare in modo che ad altra gente ascoltare quella musica provochi delle emozioni come accaduto a me. A priori non ci siamo posti nessun limite sui generi musicali da prendere in considerazione, piuttosto questi limiti sono imposti dal sistemino che ruota attorno alla musica, secondo cui la divisione per generi è ovvia e scontata. Noi siamo piuttosto contrari a questa classificazione che ricorda un po' il supermercato e, come grosse e valide realtà estere mi insegnano, stiamo procedendo verso la pubblicazione con progetti che esulano dalla nicchia cui proveniamo.
Chiaro che per fare questo occorre buona volontà, mezzi e tempo, ma trasversalizzare la nostra musica non ci dispiace affatto. Lavorare sempre e solo al proprio "orticello" rischia di diventare noioso.


Curate tutti gli aspetti di un artista/band (live/grafica/registrazioni/produzione...)?

L'entità dell'intervento che decidiamo di apportare dipende dal tipo di accordo preso con l'artista e prima ancora da quanto intendiamo investire, in termini economici e lavorativi, sul progetto stesso.
Si può ragionare su un'ampia gamma di tipi d'intervento: dalla semplice distribuzione del cd, per cui le spese di realizzazione dell'album sono a carico della band, alla cessione del master, situazione che vede l'etichetta impegnata ad affrontare tutte le spese: registrazione, missaggio, masterizzazione, grafiche, stampa cd, promozione, etc.


Che altre etichette internazionali e nazionali apprezzate?

Beh sono molte le realtà che apprezziamo sia in ambito nazionale che internazionale! Una su tutte la statunitense Stones Throw records.


Cosa significa essere un'etichetta indipendente ?Che differenza c'e' tra voi e una major?

Essere etichetta indipendente significa un'infinità di cose. Io le vedo come un ponte tra il mondo artistico e quello commerciale, un compromesso il cui equilibrio si basa sulla giusta e consapevole interazione tra i due mondi che la compongono. Le differenze tra un'indipendente ed una major sono abissali. Il mercato discografico presenta molte peculiarità negative, penso alle infinite barriere all'entrata presenti o alle forti diseconomie di scala, fattori che ovviamente non incidono sulle major, anzi le favoriscono. Tutto riconduce alla legge del contraente debole. Le etichette indipendenti fanno talent scout, le major hanno abbandonato questo compito a favore, spesso, della spettacolarizzazione del niente, assecondando il disimpegno nei mass media.


Economicamente rientrate dei costi di produzione degli album o dovete puntare sulle esibizioni live?

Fortunatamente abbiamo sempre coperto le spese di produzione, con'unica eccezione, attraverso valutazioni ponderate sugli investimenti da fare ma anche con l'aiuto di marchi disposti ad interventi di sponsorship; solo in un'occasione abbiamo ottenuto un mini finanziamento pubblico attraverso una ONG che lotta contro la criminalità organizzata in Calabria, per realizzare l'album "Resistenza Sonora" dei Kalafro impegnati ovviamente su quel fronte.
Il versante live non rappresenta la nostra attività principale, è bene affidarsi ad un'agenzia specializzata o almeno avere promoters di riferimento nelle varie città; di certo l'ossigeno che otteniamo dai live, dove domanda ed offerta musicale veramente si incontrano, sta principalmente nelle alte vendite dei cd e del merchandising.


In quanti ci lavorate?

Siamo in due a lavorarci, ma la nostra società è costituita da tre persone, il terzo è socio accomandante. In diversi casi abbiamo fatto riferimento a realtà esterne, lavorando assieme ad altri uffici stampa o ad altri produttori/editori.


Come e' cambiato il 'fare il discografico' da quando avete iniziato?

Dal 2004 ad oggi le cose sono cambiate moltissimo. La rivoluzione del web ha certamente scardinato le dinamiche del mondo discografico determinando la crisi degli anelli più deboli di questa catena commerciale, distributori in primis, ma anche di quelle grosse realtà con strutture rigide e fortemente immobilizzate: quindi la crisi del lato commerciale della musica. Inoltre abbiamo assistito anche ad una forte diminuzione delle testate giornalistiche specializzate. Certo, mancanza innanzitutto degli inserzionisti. Il web ha contribuito anche in questo: un qualsiasi utente non deve più necessariamente leggere una recensione di un addetto ai lavori per farsi un'idea sull'artista o sull'album che vorrebbe acquistare; che cosa fa? accende il computer e si fa un'idea lui direttamente dell'artista che potenzialmente potrebbe interessargli, non servono filtri o intermediazioni di sorta, conta l'usufruibilità immediata di ciò che stiamo cercando. Oggi siamo "schiavi" di questo, quando abbiamo iniziato contavano ancora i riferimenti tradizionali della musica.


Il web vi aiuta o vi ostacola?

Il web ci aiuta e ci ostacola contemporaneamente. Avendo molte funzionalità gratuite rappresenta un vantaggio soprattutto per chi, come le etichette indipendenti, non trova sempre gli spazi giusti e necessari per proporsi: in questo caso siamo di fronte ad un mezzo estremamente democratico, ma comunque strumentalizzabile come può esserlo l'opinione pubblica. Contemporaneamente ci ostacola perché il web è anche il mezzo attraverso il quale la nostra musica viene diffusa e scaricata in maniera illegale, facendo dell'acquisto del cd originale in negozio cosa sempre più inusitata, soprattutto in Italia.
Fortunatamente le emozioni che proviamo ad un live non possono essere scaricate.


Come sono i rapporti con i canali 'tradizionali' tipo le radio (anche web) o la televisione? Riuscite a far 'passare' i vostri artisti?

Anche in questo caso le difficoltà delle etichette indipendenti sono notevoli, la diminuzione dei canali tradizionali ha accentuato questa difficoltà ma fortunatamente si riesce ad avere delle attenzioni; come dicevo prima per certe radio o certi canali televisivi esistono infinite barriere all'entrata per cui determinate situazioni sono a noi precluse. Non manca, però, chi ci da spazio.


Cosa ascoltate quando non lo dovete fare per lavoro?

Ascoltiamo di tutto, senza alcun limite mentale o musicale e senza alcun pregiudizio.