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Interview: Amor Fou

8-10-2009

Immediatamente prima della data milanese degli Amor Fou alla Casa di venerdì 2 ottobre, ho avuto il piacere di incontrare la band e di fare una chiacchierata con il batterista Leziero Rescigno, in passato parte dei La Crus ed ora membro originario e co-autore della maggior parte delle canzoni degli stessi Amor Fou. Le risposte molto esaurienti di Rescigno rappresentano un vero e proprio punto di vista privilegiato di tutto ciò che fa parte di questo progetto e gira attorno ad esso.

Indie-Rock.it - Gli Amor Fou sono normalmente un progetto associato al nome di Alessandro Raina. Quanto spazio hanno, in realtà, gli altri componenti del gruppo?

Leziero Rescigno - Nella formazione originaria degli Amor Fou io ed Alessandro abbiamo avuto un ruolo progettuale, nel senso di stabilire tutti i contenuti del progetto, quindi ci siamo fatti carico di scrivere le canzoni. In ‘La Stagione Del Cannibale’, il primo disco, Alessandro è ovviamente autore dei testi mentre la parte musicale l’abbiamo scritta quasi tutta io e lui, salvo alcuni episodi dei quali lui è l’unico autore. Nel tempo il processo si è evoluto nel senso che ora Alessandro ha assunto un maggior controllo per quanto riguarda la scrittura, lui ha acquisito una certa sicurezza ora, prima ne aveva in misura minore perché questo in fondo è il primo progetto nel quale usa la lingua italiana, mentre prima aveva sempre avuto a che fare con l’inglese. Nel tempo quindi lui ha sviluppato un modo assolutamente autonomo di scrivere e pertanto è andato avanti da solo, anche se non abbiamo smesso di scrivere insieme, infatti le due canzoni inedite dell’ep (‘L’Ultima Occasione’ infatti è una cover di un brano di Mina scritto da Jimmy Fontana, che dapprima l’aveva interpretato lui stesso e poi aveva concesso a Mina) sono una completamente sua, ovvero ‘Filemone E Bauci’, mentre l’altra, ‘Il Ticinese’ è di tutti e due e tra l’altro è stata scritta molto velocemente mezz’ora prima di andare in studio ad inciderla. Per quanto riguarda lo spazio che hanno gli altri elementi, bisogna partire senz’altro da Giuliano Dottori, che lavora con noi dal tour del primo album ma non era ancora in formazione al momento della registrazione del disco stesso, all’epoca c’erano Cesare Malfatti dei La Crus e Luca Saporiti che ora suona il basso con i Marlene Kuntz. Nel tour volevamo che il suono fosse più improntato sulle chitarre rispetto al disco, io e Giuliano avevamo collaborato precedentemente, l’ho coinvolto e nel tempo, vista anche poi la scissione della lineup originaria, lui è entrato in pianta stabile nella formazione. Ora l’inserimento di Paolo Perego al basso ha dato forma all’idea che io ed Alessandro avevamo fin dall’inizio, cioè che gli Amor Fou fossero una vera band nel senso che ognuno dei componenti porti nel progetto il proprio suono personale e la propria esperienza. Io e Alessandro continuiamo ad occuparci noi della scrittura, ma con Giuliano e Paolo c’è una maggiore comunanza di intenti sulla direzione da prendere e su dove si vuole andare. Tra l’altro è importante segnalare che noi siamo sì un gruppo musicale, ma la nostra ispirazione ed il nostro immaginario nascono più spesso da altre discipline artistiche, per esempio ci accomuna un grande amore per il cinema; le prime canzoni di ‘La Stagione Del Cannibale’ sono nate dopo nostre lunghe discussioni su film, registi, momenti storici riguardanti il cinema, e lo stesso è avvenuto anche per quanto riguarda la letteratura. La musica arriva dopo ed è un nostro modo di dare forma alle idee, alle visioni, alle suggestioni che escono da questi dialoghi, mossi da more sincero verso queste discipline.

Ma tu quindi senti di dover scrivere adattandoti alla personalità di Alessandro ed alle tematiche di cui lui tratta nei testi, oppure c’è una naturale sintonia tra di voi e tu quindi scrivi come se dovessi interpretarla tu stesso la canzone?

C’è una sintonia ormai collaudata, nata in modo molto naturale comunque, durante il nostro processo creativo. C’è una forte condivisione sulle tematiche di cui trattare nei testi, ci sono casi in cui lui li scrive totalmente da solo ma altri in cui invece li fa nascere da idee di cui abbiamo discusso insieme. Quando io metto giù delle idee io comunque penso alla sua tonalità e penso a come certi suoi testi potrebbero svilupparsi su certi spunti armonici, ma non scrivo mai una musica pensando a un testo preciso che lui ha già scritto, è sempre Alessandro che si occupa di compattare i suoi testi con quello che nasce dal nostro lavoro insieme e quindi in qualche modo guida il processo di scrittura.

Mi piace molto il fatto che sia nel disco che nell’EP, il suono, seppur diverso in un caso e nell’altro, dà l’idea di essere molto spontaneo da un lato, ma dall’altro si nota una certa cura nella sua costruzione. Quando avviene questa costruzione del suono in senso stretto, mentre scrivete oppure prima create lo scheletro della canzone e in seguito costruite il suono attorno ad esso?

La costruzione del suono avviene in tutti e due i modi che hai detto. Capita che mentre scriviamo già ci immaginiamo come deve suonare la canzone, ma in altri casi abbiamo canzoni finite che suoniamo tante volte, registrando delle takes, prima di trovare la chiave giusta, ed in questo è importante il fatto che parliamo moltissimo tra di noi sulla direzione che si vuole dare al brano. Come dicevo prima, il suono è strettamente legato ad un immaginario e questo legame per noi è imprescindibile, non scriviamo, suoniamo e registriamo mai per fare musica fine a se stessa ma mentre costruiamo il suono immaginiamo che resa potrebbero avere gli arrangiamenti anche dal punto di vista cinematografico; per me questo è un aspetto importante, io faccio il produttore artistico da 15 anni e quest’idea fa quindi parte anche del mio mestiere, mentre Alessandro ha un grande talento ed ha una capacità di immaginazione innata. Per tornare alla tua domanda comunque, come ho spiegato, non c’è un iter schematico.

Mi sembra che il disco sia molto più contaminato da suoni digitali rispetto all’EP, che invece da questo punto di vista appare più tradizionale. Questa diminuzione delle contaminazioni è un’indicazione per il futuro?

Per l’EP si è fatta una scelta piuttosto radicale, ovvero si è voluto che avesse una coerenza molto rigorosa e quindi c’era proprio l’idea che ci fosse un suono più crudo e senza l’utilizzo dell’elettronica ed in generale di tutto ciò che è la musica digitale, come dici tu. Il nuovo disco in qualche modo risente di questo lavoro, quindi avrà delle soluzioni che ci sono anche nell’EP, però non sarà così radicale, nel senso che non ci siamo dati una direzione precisa; l’idea è quella di fare un disco caleidoscopico, comprendente tutta la musica che più ci è piaciuta in questi ultimi anni, ci siamo spinti su derive bossanova e ci sono invece altri brani aggressivi, influenzati da post punk e new wave.

Ricordo per esempio il brano che avete suonato al MiAmi due anni fa.

Anche stasera lo suoneremo, questa influenza musicale ci appartiene.

Il disco quando esce?

Stiamo lavorando affinché esca in primavera, diciamo tra febbraio e marzo, poi si vedrà, possono sempre succedere tante cose.

Visto il vostro amore per il cinema, non avete pensato di includere nel disco una traccia multimediale che racchiuda dei vostri video o qualcosa del genere?

Spesso ci abbiamo pensato, ma vogliamo che salti fuori qualcosa di veramente importante, forte, perché venga data forma ad un’idea del genere, non è detto che non posa accadere comunque, magari anche già da questo prossimo disco.

Secondo te, canzoni come ‘Il Periodo Ipotetico’ o ‘Se Un Ragazzino Appicca Il Fuoco’ avrebbero potuto avere una grande diffusione radiofonica e televisiva se solo voi faceste parte di un ambiente più vicino ai grandi media?

Ci sono pareri discordanti su questo, perché alcuni hanno ritenuto ‘La Stagione Del Cannibale’, ed in particolare le due canzoni che hai citato tu, troppo mainstream, troppo pop, mentre altri l’hanno invece trovato ostico, modellato su se stesso. Noi la questione non ce la siamo mai posta, perché il nostro intento è sempre stato quello di fare un disco sincero e pop nel senso nobile del termine, se poi il pop debba essere mainstream o indie ci riguarda relativamente. Certo che probabilmente se il disco avesse goduto di una maggior promozione non dico che sarebbe stato il caso discografico dell’anno, però avrebbe potuto avere un altro tipo di visibilità e di risonanza. Il problema è stato che sul disco sono state poste molte aspettative, e se ne parlava già moltissimo prima che uscisse e ne è stato quindi creato un caso che ha infastidito certi addetti ai lavori più vicini al mondo dell’indie, così che coloro che hanno montato questo caso l’hanno smontato loro stessi e noi ci siamo trovati in mezzo senza poter fare niente, noi abbiamo solo pensato a fare un buon disco e buoni concerti.

Per quanto mi riguarda questo scopo è stato pienamente raggiunto. Per concludere parliamo appunto del suono nei concerti: dicevi prima che dall’inizio lo avete voluto più improntato sulle chitarre, ma ora in che senso intendete farlo evolvere?

Stasera per la prima volta proponiamo un live più eclettico, che è poi sempre stato il nostro obiettivo: all’interno del normale set elettrico ne suoniamo uno acustico utilizzando pianoforte e chitarra acustica. Questa è una direzione che abbiamo iniziato ora a prendere ed andremo comunque avanti su questa strada, ci saranno per esempio alcune date solo acustiche, perché riteniamo che questo sia un modo per far arrivare meglio al pubblico la scrittura vera e propria.

Stefano Bartolotta