Interview – Angelo Sava

In bilico tra noise e cantautorato, Addio Pimpa è il nuovo EP di Angelo Sava. Ne abbiamo parlato nella nostra rubrica dedicata agli EP del mese di ottobre. Il suo lavoro ci ha incuriosito e per questo abbiamo deciso di contattarlo per mail, per una breve chiacchierata.

Non ti definisci nè un chitarrista, nè un cantautore, allora ti chiedo: chi è Angelo Sava?

Sono molto disciplinato nel lavorare su me stesso, allo stesso tempo ammetto che la tecnica tradizionale non mi è mai appartenuta. Sia nel cantare, che nel suonare, ho sempre fatto a modo mio. Accordature sbilenche, strutture storte e arrangiamenti spruzzati di blue neon, un colore che adesso non esiste più. Nel 1998 era vivo, sulle cabine telefoniche, sui volti delle code nelle farmacie..
..anche i gatti ciechi sui marciapiedi vantavano quella patina. Come le copertine protettive dei libri di scuola, quel blue trasparente, tanto neon, tanto elettrico. È come se continuassi a vederlo.

Leggevo nel comunicato stampa che il tuo background è “affacciato sulle sponde del noise”. Ti va di approfondire questo aspetto?

Suoni dissonanti e feedback in primis, poi, con la voce porto tutto sulla malinconia. La pozione dovrebbe essere grosso modo questa. In realtà i dischi che ho metabolizzato negli ultimi anni non sono nemmeno così noise come gli ascolti di qualche tempo fa, all’oggi ho come riferimento di album perfetto “Deathconsciousness“ degli Have A Nice Life, in più adoro artisti come Microphones e Pigmy Lush. Dei classiconi sarebbe scontato citare gli scenari di “Sweet Shine”, “Jc“ e “Shadow Of Doubt“ dei Sonic Youth, non tanto per i rumori, ma per il soccombere dell’alternative rock nel pozzo del melodrammaticismo. Infondo il mio affacciarmi sulle sponde del noise è molto personale, “Addio Pimpa” è stato scritto in un periodo in cui riscoprivo Third dei Portishead e soprattutto Niandra LaDes and Usually Just a T-Shirt di Jonh Frusciante. Forse tutti sti rumori li sento solo io!

Addio Pimpa si presenta come uno sfogo estemporaneo; sembra che sia dettato dalla necessità di rivivere un passato recente; esperienze dolorose e amare. Questo dolore e amarezza, quasi rancore, traspare tanto nei testi, quanto nella musica. Quanto c’è di autobiografico nei tuoi testi?

Forse l’autobiografia era più presente nei capitoli precedenti, in “Suicidio” ci sono pezzi apparentemente frivoli, in realtà dentro c’è un macrocosmo di traumi che a tratti mi destabilizza anche all’oggi. Addio Pimpa è davvero un episodio che conclude il soccombere ai ricordi. Le immagini che rivivo della mia infanzia o del recente passato tossico non mi toccano più, vanto un sano menefreghismo che mi porta ad ignorare le cicatrici, non ho più bisogno di sbandierare il mio disagio. A 30 anni ti accorgi di quanto la vita sia inutile e di quanto ci si consuma inesorabilmente, sono rassegnato al fatto di essere un nessuno per gli altri e soprattutto per me. Addio Pimpa è la conclusione del guardarsi alle spalle, davanti nessun Eldorado, solo il vagare a caso nel mondo.

Ritornerò è il primo singolo estratto e, per quanto mi riguarda, uno degli episodi più belli e significativi dell’EP. “… Come l’inganno e il suo lamento, ritornerò, come l’inferno e il suo dispetto…”: da chi, da cosa ritornerai? E perchè?

La pellicola Blue, in “Ritornerò”, diventa giallognola. Le persiane si spalancano in un pomeriggio qualunque. Forse riaprirò la porta di quella stanza con vista-rotaie e mi siederò con i commensali che negli anni mi hanno succhiato gli organi e le forze, credo fortemente nel giorno in cui rivedrò tutti quei volti, fissare le palle degli occhi di tutti fino ad aver la nausea. Prima dell’ultimo respiro, che più presto che tardi si avvererà nel mio tempo.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Vorrei suonare tanto Live, il resto conta ben poco..

Grazie. In bocca al lupo!
La bocca di mamma Lupa è una culla dolcissima, grazie.

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