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CONCERTI

Giardini di Mirò @ Rainbow, Milano

di Davide Cunsolo

Pensavo ci fosse più gente, a vedere il concerto dei Giardini di Mirò. Perché comunque hanno sempre avuto il loro pubblico. E perché questo disco aveva avuto un ottimo hype, quantomeno sulla rete. Non che ci fosse poca gente, per carità, ma il Rainbow ha sicuramente avuto incassi migliori.

Prima di loro Bob Corn. Voce e chitarra, testi in inglese, una fisionomia che non poteva non farmi pensare ad Iron & Wine.

Dopo, sono arrivati i Giardini. Jukka da una parte, Nuccini all’estremo opposto. E l’inizio è roboante, in omaggio al loro nuovo disco, 'Dividing Opinions'. Così, si inizia con la title-track, subito dopo essersi presentati, chiaramente (è una cosa che mi è sempre piaciuta moltissimo: il gruppo che sale sul palco, e a prescindere dalla loro celebrità, dicono "Ciao, noi siamo i ...". E, tra l’altro, credo che facciano bene, perché durante le prime due canzoni sento due persone dietro di me arrivare, e chiedere in giro "ma questi sono i Giardini di Mirò!?”").

In mezz’ora scarsa, i nostri si giocano i momenti migliori dell’album: 'Cold Perfection', 'Embers', fino ad arrivare a 'Broken By', a mio parere la canzone più bella dell'LP, della quale è possibile trovare il video, quanto meno controverso, su internet (e presumo anche in qualche programmazione televisiva notturna).

In questa metà concerto, i GdM riescono a convincere pienamente lo spettatore medio, che poi corrisponde anche alle mie caratteristiche: ovverosia uno che non ha mai apprezzato pienamente i Giardini di Mirò, ma che è rimasto piacevolmente colpito dalle canzoni del nuovo disco.

Da lì, è iniziata l’immaginaria seconda parte del concerto: vecchie canzoni, tratte dai due precedenti dischi, 'Rise And Fall Of Academic Drifting', e 'Punk… Not Diet'. Brani nei quali i GdM si divertono a suonare i loro pezzi più noise, strumentali o quasi, che vanno sempre ben oltre i cinque minuti a brano. E dimostrano che il loro piacere per determinati suoni, e per un approccio a questo determinato tipo di suonare, non è scemato, anche se nell'ultimo disco emerge solo a tratti.

Suoni che personalmente mi ricordano per quale motivo i Giardini di Mirò non mi avevano mai convinto in pieno.