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Hacienda + Wemen @ Circolo Magnolia, Segrate (MI)

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Hacienda + Wemen @ Circolo Magnolia, Segrate (MI)

di Stefano Bartolotta

Gli split sembrano attualmente una tendenza sempre più in voga nella scena indie italiana. Certo, non siamo ancora a una diffusione capillare del fenomeno, ma rispetto al quasi zero riscontrabile abitualmente, negli ultimi tempi veniamo a conoscenza di sempre più band che si accordano per dividersi a metà lo spazio proprio di un album. Del resto, i vantaggi non mancano: dal punto di vista economico probabilmente si spende meno a realizzare un LP in due piuttosto che un EP ognuno per conto proprio; per quanto riguarda le strategie di diffusione del nome, ci sono buone possibilità di far ascoltare il proprio lavoro a gente che difficilmente vi si sarebbe avvicinata ma che è invece fan dell’altro gruppo.

Questa sera si celebra la realizzazione di uno split, appunto, tra i fiorentini Hacienda e i milanesi Wemen, che uscirà il 24 settembre per Black Candy. Inutile sottolineare le maggiori esperienza e notorietà a favore dei primi, anche perché i secondi giocano in casa e hanno quindi una quantità pubblico almeno pari a quello degli headliner toscani. Quantità che non è certo irrilevante: un’ottantina buona di persone a fine luglio a Milano è senz’altro un risultato soddisfacente e mostra come gli Hacienda abbiano ormai un seguito consolidato anche fuori dalla propria regione e che la curiosità che aleggia intorno ai poco più che debuttanti Wemen non è poca, almeno qui nella loro città.

Tocca giustamente proprio alla band locale aprire le danze. La loro è una proposta dal taglio indie-rock e dall’impronta fortemente psichedelica. I brani si dividono fondamentalmente in due tipologie: una minoritaria nella quale si spinge sull’acceleratore e non ci sono molti fronzoli, senza che comunque si perda l’accennato carattere psichedelico, l’altra nella quale invece l’andamento è più compassato e i brani risultano decisamente cerebrali, sia nel suono che nello sviluppo compositivo. Quest’ultima tipologia è quella dove la band, al momento, incontra le maggiori difficoltà: è encomiabile la voglia di voler sorprendere per quanto riguarda l’andamento della canzone e soprattutto sono interessanti le idee dal punto di vista dell’uso degli strumenti e dell’interazione tra essi, ma manca la capacità di veicolare queste buone intuizioni all’interno di un songwriting efficace e poi il cantato è troppo piatto. Ok che non serve una melodiosità pronunciata in questo tipo di canzoni, ma servono una pienezza e direi una pastosità nel timbro vocale che ora non ci sono assolutamente. Quando invece il ritmo è elevato e la forma delle canzoni è più semplice, tutto fila via che è un piacere: bell’impatto, bel suono, tante vibrazioni positive. Sta alla band capire quanto possano ancora puntare sulla versatilità eliminando gli sbalzi qualitativi tra un lato stilistico e l’altro, oppure se sia meglio dedicarsi esclusivamente alla semplicità e all’impatto, territori in cui comunque la possibilità di ampie esplorazioni musicali non mancano. Preciso, infine, che sto volutamente omettendo di scrivere il nome e cognome del frontman, perché purtroppo sto notando una tendenza nel giudicare questo gruppo tenendo conto solo della propria opinione in merito al personaggio giornalistico e radiotelevisivo. Se poi si decide di non ascoltare la band per antipatia nei confronti di questa persona, è una libera scelta, ma affermare che gli Wemen non valgono niente solo per aspetti che nulla hanno a che vedere con la musica suonata è un atteggiamento che denota una limitatezza mentale imbarazzante.

Gli Hacienda hanno ovviamente uno stile più definito e un altro spessore sia nelle canzoni in sé che, soprattutto, nella qualità di esecuzione dal vivo. Si potrebbe discutere a lungo su quanto questa band sia un po’ troppo debitrice di un certo tipo di indie/brit-pop, ma, anche se fosse, si nota con una certa evidenza la capacità del gruppo di utilizzare i propri riferimenti senza scimmiottarli ma sfruttandoli con stile e gusto. E poi, visto che il repertorio dei fiorentini è ormai piuttosto conosciuto, è molto più utile soffermarsi sul live in sé, affermando senza remore che il livello a cui è giunto il quintetto da questo punto di vista è altissimo. L’ultima volta che avevo visto dal vivo gli Hacienda era appena entrato l’attuale chitarrista solista e si capiva che la lineup era ancora in fase di rodaggio; ora, invece, è un treno in corsa inarrestabile che ha il sound, il piglio e il tiro giusti per entusiasmare. È semplicemente tutto perfetto: la pienezza e il colore delle armonie vocali, le interazioni tra le due chitarre, che siano entrambe elettriche o che una delle due sia acustica, il modo in cui la tastiera conferisce ulteriori sfumature e porta un maggior tono complessivo, l’efficacia della sezione ritmica, anche con il batterista affetto da tendinite. Non c’è alcuna sbavatura, alcun calo, alcun singolo momento che non sia anche emotivamente intenso e non solo impeccabile dal punto di vista tecnico. Un risultato da non credere al proprie orecchie, al di là di quanto si possano apprezzare le canzoni del quintetto.

Anche i brani nuovi fanno un figurone: alcuni di quelli suonati qui fanno parte dello split, altri invece finiranno nel secondo album e tutti vedono la band allontanarsi dai solchi tracciati con l’EP del 2010 e l’LP di debutto dell’anno scorso e provare nuove soluzioni, giungendo perlopiù a un ammorbidimento complessivo del volume sonoro senza quasi mai perdere l’impronta pop e tutti i pregi finora elencati. Il quasi è riferito a un paio di episodi nei quali si cerca un primo contatto con derive leggermente psichedeliche, più retrò rispetto a quelle degli Wemen, in coerenza con lo stile che finora ha sempre contraddistinto gli Hacienda. La gente mostra di apprezzare, applaude convinta e del resto non potrebbe essere altrimenti. Si va via contentissimi per aver scelto di venire qui e con tanta voglia di seguire con estrema attenzione tutte le prossime mosse di una band che ormai ha tutto per ambire a un ruolo di primissimo piano nel panorama indie italiano.