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CONCERTI

Aspettando Il Primo Maggio @ Nuovo Stadio Comunale, Teramo

di Massimo Bonfigli

Oggi sono diretto a Teramo per assistere ad “Aspettando il primo maggio” giunto alla sua ottava edizione e sono di buon umore per almeno due motivi: questo è il primo incarico chiamiamolo “ufficiale” dato al sottoscritto, per il quale ringrazio della fiducia tutta la redazione di indie-roccia e poi perché il report che mi viene richiesto riguarda un’importante manifestazione abruzzese alla quale tengo molto e che, sulla carta, non ha nulla da invidiare alle varie kermesse sonore del nord Italia; scusate ma un po’ di campanilismo ogni tanto ci vuole!

Arrivo al piazzale dello stadio alle 18:00, in perfetto orario come da programma, ma sul palco è ancora in corso il soundcheck e così ne approfitto per una buona birra al fantastico prezzo, ci tengo a segnalarlo, di 2,5 euro… onestissimo. Sono le 19:15 ed il soundcheck non è ancora terminato e si comincia a percepire un po’ di nervosismo sia tra le band che tra i tecnici. Aspettando il primo maggio si fa attendere davvero, ma finalmente verso le 19:30 si inizia con le prime due band vincitrici del concorso “Saranno calibri” indetto da Radio Delta 1.

Salgono per primi sul palco i Voina Hen, una band di Lanciano (CH) che propone un rock molto fresco, giovanile e convincente. Molto bravi sia in occasione dei loro brani, sia nella particolare esecuzione della cover di Battiato ‘Summer On A Solitary Beach’ , che il pubblico sembra apprezzare. Nel complesso un esordio davvero positivo. Diverso il discorso per l’altra band, i Sikabell, formata da 4 ragazzi che propongono invece un rock molto più melodico di vecchio stampo e cantano in inglese. Qui l’emozione dell’esordio si vede, anzi, si sente tutta, infatti la voce sembra mostrare qualche limite di troppo rispetto al suono anch’esso mediocre. Sul palco rendono poco ed un loro brano, in particolare, offre un sound fin troppo somigliante agli U2 degli ultimi tempi, e questo non è certo un complimento.

Tocca poi agli A Toys Orchestra. Qui i problemi riscontrati al soundcheck sembrano non essersi risolti, le voci fanno fatica ad arrivare e dalla strumentazione esce un suono davvero pessimo. A nulla vale la bravura dei ragazzi, che come al solito si scambiano gli strumenti anche durante l’esecuzione stessa dei brani. Si vede Ilaria ora alle tastiere, ora al basso, poi di nuovo alle tastiere e via via scorrono i brani ‘Welcome To Babylon’, ‘Celentano’ e ‘Cornice Dance’ e quando Enzo va alle tastiere parte la bellissima ‘Invisible’. Poi è la volta di ‘Midnight Revolution’ durante il quale il gruppo espone una bandiera no tav, ed il pubblico canta ed applaude convinto. Il concerto si chiude presto con ‘You Can’t Stop Me Now’, con un finale davvero emozionante dove i ragazzi danno tutto. Sono un loro fan ed ho avuto modo di vederli durante molti concerti e mi rendo conto immediatamente di quanto i problemi tecnici abbiano influenzato la loro performance.

Sono le 21:45 e sale sul palco Nada insieme ai Criminal Jokers. A questa età (e sto parlando della mia, non quella di Nada) non mi era mai capitato di vederla in concerto, ed onestamente non lo avrei neanche mai messo in preventivo, ed invece assisto ad uno spettacolo di sicuro valore e molto convincente sotto ogni punto di vista. Nada ha una capacità immensa di attirare l’attenzione e le simpatie del pubblico, anche quello decisamente più giovane, che dimostra di conoscere le canzoni cantandole e ballandole. Inoltre, grazie alla sua grande esperienza, ora rende il pubblico triste con l’interpretazione davvero emozionante di ‘Le Mie Madri’, ora lo riporta subito al buon umore con ‘Il Comandante Perfetto’, il tutto interpretato con una grinta ed una voce incredibili. Quando poi partono i classici ‘Ma Che Freddo Fa’ ed ‘Amore Disperato’, anche il pubblico nelle retrovie più disinteressato ed intento a ristorarsi, si diverte ballando. Che sorpresa, un vero portento!

Salgono poi sul palco gli Zen Circus con la solita formazione, batterista al centro, basso a sinistra ed Andrea Appino, chitarra e voce sulla destra. L’elettricità nel pubblico sale, ma sale anche sui microfoni, tant’è vero che ogni qual volta Andrea si avvicina con la bocca per cantare, puntualmente si interrompe perché riceve una scossa. Appino è molto nervoso, i problemi tecnici del soundcheck continuano durante la performance e così più volte abbandona il palco inveendo, per poi rientrare molto nervosamente. Via via passano ‘Nati Per Subire’, ‘Vent’Anni’, ‘I Qualunquisti’. È il momento poi di mandare tutti affanculo, solo così l’Italia tornerà a galleggiare, questa è l’introduzione al brano ‘Andate Tutti Affanculo’, appunto! Durante gli assoli si compattano al centro, talvolta in piedi talvolta in ginocchio come per cercare di dare il massimo, ma il suono non esce come dovrebbe, e questo, dicono sia un “rebus” come lo è la famiglia italiana, introducendo così ‘Figlio Di Puttana’. Si decide di lasciare l’elettrico e deviare sull’acustico ed a posto della batteria Karim imbraccia una lavandaia e la suona con i polpastrelli delle dita. L’effetto è originale ma non basta, il nervosismo è palpabile, il pubblico poga, balla, ma qualcuno contesta anche e così, quando arriva sul palco addirittura una monetina, i ragazzi perdono le staffe, mandano davvero tutti affanculo e se ne vanno.

Iniziano così i preparativi per gli headliner della serata: Il Teatro Degli Orrori. È mezzanotte in punto, Capovilla & c. salgono sul palco con una scenografia degna delle grandi band ed iniziano con ‘Rivendico’, poi di seguito ‘Non Vedo L’Ora’, ‘Skopie’, ‘È Colpa Mia’. Si picchia forte sulla batteria, ma è tutta la band a risultare in forma smagliante. Poi inizia lo show personale di Capovilla, se la prende con i fotografi sotto al palco, con le forze dell’ordine che assistono armate al concerto, fin troppo facile strappare applausi. Durante le esibizioni di ‘Monica’ e ‘Adrian’, spesso si ferma immobile a fissare la platea, assumendo pose a volte esageratamente egocentriche, ma il pubblico è lì per lui e contraccambia con continue ovazioni ed applausi. Dedicata a tutti i lavoratori stranieri onesti è la canzone ‘Ion’. Scorrono via quasi due ore, anche qui non senza problemi tecnici, una volta il microfono, una volta il cavo del basso, ma la band si mostra abbastanza comprensiva, ed a volte ci ride su. Arriva il momento dei primi bis con ‘Io Cerco Te’ e ‘La Canzone Di Tom’ e lui è sempre lì, statuario, un profeta, ed interagisce continuamente con il proprio pubblico che si mostra fin troppo adorante. Al termine del concerto si richiede a gran voce ‘A Sangue Freddo’ che puntualmente la band esegue. Gli atteggiamenti di Capovilla possono piacere oppure no, ma c’è un dato di fatto incontestabile: Il Teatro Degli Orrori dal vivo spacca davvero e si conferma una delle migliori rock band italiane in circolazione.